Green Campus, primo no al dissequestro

di Maria Fiore wPAVIA Nei ricorsi si sono definiti «vittime di una truffa». Hanno spiegato di avere acquistato gli alloggi «in buona fede» e chiesto quindi che la loro casa sia dissequestrata. Ma ieri mattina è arrivato il primo «no» del Riesame. Per il collegio dei giudici Luigi Riganti, Pietro Balduzzi e Michela Fenucci, i sigilli sugli appartamenti di Green Campus, le residenze al Cravino, devono restare. Toglierli, dicono i magistrati, significherebbe «aggravare le conseguenze del reato di lottizzazione abusiva», che è l'accusa con cui il magistrato Paolo Mazza aveva chiesto e ottenuto il sequestro dal gip Anna Maria Oddone, due settimane fa. La decisione dei giudici è arrivata, finora, solo per uno dei 52 ricorsi (su 70 appartamenti comprati) presentati dagli acquirenti delle residenze destinate a studenti. Ma questo non sminuisce la portata del provvedimento. Che rischia di essere un'anticipazione della decisione che sarà presa nell'udienza di martedì prossimo, quando saranno discussi tutti gli altri ricorsi. Quello di ieri riguardava, infatti, un acquirente che aveva presentato ragioni e richieste analoghe a quelle di tutti gli altri compratori. In sostanza, la procura accusa la società Green Campus, che aveva acquistato a sua volta i terreni dalla società Arco per oltre sei milioni di euro, di avere costruito palazzine su area sottoposta a vincoli paesaggistici e su terreni destinati a servizi universitari. Proprio per questo, la procura contesta la vendita degli appartamenti, che per il magistrato sarebbero dovuti restare nelle mani della società costruttrice, vincolata ad affittarli solo a studenti, docenti o comunque personale dell'Ateneo. Nei ricorsi al Riesame i proprietari (molti sono proprio studenti) mettono invece in discussione questo principio, spiegando di avere comprato in buona fede e consapevoli dell'atto d'obbligo, allegato a ogni rogito. «Gli acquirenti sono le vere vittime di questa situazione», commenta l'avvocato Cecilia Estrangeros, che ieri ha ricevuto la notifica del primo provvedimento dei giudici. Per il Riesame, però, gli appartamenti non possono essere dissequestrati. Perché l'atto d'obbligo, con cui gli acquirenti si sarebbero impegnati ad affittare a studenti e personale dell'Ateneo, «non può compensare l'assenza di convenzione con l'Università, che è stata invece del tutto esclusa dall'operazione». In altre parole, se gli alloggi erano destinati a studenti e a servizi universitari, allora la convenzione con l'Università era fondamentale. E invece non è stata fatta, dicono i giudici. Che comunque condividono un passaggio del ricorso: «Si conviene con il fatto che i compratori sono potenzialmente vittime di truffa, e infatti non sono indagati. Tuttavia tale circostanza non è volta ad allentare il pericolo che la libera disponibilità del bene sequestrato possa aggravare le conseguenze del reato». Il compratore, inoltre, «avrebbe la possibilità di continuare a utilizzare il bene senza che siano stabiliti i modi e le forme di utilizzazione del servizio». Tanto che, secondo i giudici, gli alloggi potrebbero anche essere rivenduti ad altre persone. La procura incassa, quindi, il primo punto a favore, ma bisognerà aspettare martedì prossimo per capire se il collegio applicherà questo ragionamento anche agli altri ricorsi. Non è da escludere, comunque, che i giudici si riserveranno e prenderanno tempo, vista anche la quantità di cause da discutere. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA