"Riflessi d'Italia" nella Vespa scolpita da Lodola e Cella
BOLOGNA Per celebrare i 50 di Unipol, la più italiana delle assicurazioni, si è scelto di parlare proprio del nostro Bel Paese. E a farlo sono le nuove generazioni di artisti. "Riflessi d'Italia" apre i battenti martedì prossimo negli spazi di Cubo Museo all'interno della "cittadella" Unipol e prende le mosse da un'idea di cultura intesa in senso antropologico come insieme degli usi e costumi di un popolo. La mostra si getta a capofitto nel costume e nel comportamento sociale dell'Italia, per vedere come e dove i riti siano mutati nel corso di questi ultimi decenni, per influenza della globalizzazione, dell'incontro/scontro con altre culture o per la tendenza all'individualità. Pittura, fotografia, scultura, installazione, ciascuno con poetiche e tecniche differenti tocca tasti che riattivano la nostra memoria: ci proietta in un tempo che sembra lontano cent'anni, quando si giocava al calcio balilla e la domenica a pranzo si stava con la famiglia, che era numerosa; per poi riportarci di nuovo coi piedi per terra, anzi, con la testa dentro a un computer, a tu per tu con una password. Ci sono gli scatti di Gianni Berengo Gardin, simbolo della nostra Penisola, le installazioni di Francesco De Molfetta, le fotografie di Francesca Catastini, le tele di Emanuele Giuffrida, quelle di Andy, Stefano Bolcato e Giuseppe Veneziano, le sculture di Rachel Morellet e le installazioni di due compaesani: Marco Lodola e Gianni Cella. "Disegnate o scolpite che siano, le figure di Lodola sono ridotte a sagome, a contorni di plexiglas: non risultano descritte nei particolari o costruite a tutto tondo, fluttuano e danzano sospese come se fossero angeli, una sorta di materia immateriale. La Vespa conquista anche Gianni Cella, che ripropone nelle sue sculture realizzate in vetroresina smaltata. Solo che sulla sua Vespa montano strani omini dalla testa a forma di cactus, fanciulle con la pelle color dell'ebano, alieni e transgender. La mostra è aperta fino al 31 maggio. (c.arg.)