Aborto colposo, tre assoluzioni

PAVIA In base ai sintomi che manifestava la paziente non c'era motivo di allarmarsi. Quel distacco di placenta, in altre parole, non poteva essere previsto. E anche se le motivazioni della sentenza saranno depositate solo fra qualche settimana è stato questo il ragionamento offerto dalla difesa e seguito dal giudice Pietro Balduzzi, che ieri mattina ha assolto un ginecologo e due ostetriche dall'accusa di aborto colposo. Nessuna responsabilità, dunque, a carico di Alessandro Alfei, ginecologo di 40 anni del San Matteo, e delle due ostetriche Daniela Cavagnini, 52 anni, e Lucia Rovati, di 38. Erano finiti a processo dopo la denuncia di una donna che perse il bambino all'ultimo mese di gravidanza. In base alla ricostruzione della procura (che ha finito però con il chiedere l'assoluzione) la paziente, che all'epoca dei fatti aveva 30 anni, si presentò il 12 aprile 2008, un sabato, nel reparto di Ostetricia e ginecologia. Lamentava dolori alla pancia. E visto che era quasi a termine si era preoccupata. Pensava a un anticipo del travaglio. Così il medico di turno la sottopose ad alcuni esami. Da cui, però, non emersero problemi. Venne così rimandata a casa. Ma in poche ore la situazione era precipitata. Il giorno successivo la donna si ripresentò in ospedale, con dolori sempre più forti. Erano stati ripetuti gli esami. Ed era arrivata la notizia tragica: il cuore del bambino non si sentiva più. «Distacco di placenta», fu la diagnosi. Ma il processo ha dimostrato che «i sintomi della paziente erano tali da non suggerire quell'evento, che si era manifestato in maniera improvvisa e imprevedibile», come sostenuto dalla difesa. (m. fio.)