Eredità Mantica, il giallo del notaio
di Anna Mangiarotti wMORTARA Eredità contesa di Giovanna Mantica: il notaio entra alla casa di riposo come un parente in visita, e nessuno se ne accorge, per cambiare il testamento di un'anziana ospite che però non è più in sè. Le contestazioni emerse ieri, dalla sfilata di testimoni di accusa e parti civili, alla terza udienza del processo che vede cinque imputati alla sbarra. Ma la nuova erede universale Antonella Gardella ribatte una volta di più: «Giovanna Mantica era perfettamente lucida. Ci conoscevano da anni: un rapporto nato per lavoro era diventato un legame d'affetto. Urlava di notte per il dolore causato dalla malattia, non perché vaneggiava». Gli imputati sono accusati - a vario titolo - di aver contribuito a convincere la ricchissima Giovanna "Rina" Mantica (deceduta a 89 anni, nel giugno 2010, ospite della casa di riposo Dellacà di Mortara) a cambiare testamento a due mesi dalla morte, quando secondo le accuse era incapace di intendere e volere per un tumore al cervello. Nella causa per l'eredità Mantica a Gardella, 46 anni, mediatrice immobiliare, sono contestata la circonvenzione di incapace e l'appropriazione indebita. Circonvenzione di incapace anche per il notaio Paolo Sedino, 71 anni e per i due testimoni dell'atto: Nadia Amisano, 56 anni – presente per la prima volta ieri in aula, con Gardella – la figlia Giovanna Bocca, 31 anni. Il marito e padre delle due donne, Gianni Bocca, 64 anni, amministratore condominiale, è accusato di ricettazione: avrebbe custodito in casa 250 mila euro, parte di un prelievo di 740mila euro effettuato da Gardella pochi giorni prima del nuovo testamento. Accusa e parte civile hanno chiesto di sentire una quarantina di testi, alcuni condivisi: fra gli altri parenti, carabinieri, il medico e operatori dell'istituto per anziani dove Mantica ha trascorso gli ultimi mesi di vita. E funzionari di banca, riguardo operazioni sul conto corrente, oltre alla procura tolta a un parente per concederla a Gardella. Tutte le domande ieri in aula erano sostanzialmente finalizzate ad accertare se Mantica potesse prendere decisioni autonome, nel periodo fra fine febbraio 2010 – quando è stata dimessa da un ricovero in ospedale – e il successivo mese di marzo, quando ha cambiato la procura (22 marzo) e firmato il nuovo testamento (27 marzo). L'8 marzo, fra l'altro, Giovanna Mantica era stata trasferita nel reparto per non autosufficienti al primo piano del Dellacà. Anche se, ha ricordato il giudice Stefano Scati, l'inabilità fisica non coincide per forza con quella psichica. I bancari hanno descritto una donna ancora lucida, quando ha chiesto di concedere la procura per contanti e titoli a Gardella. Secondo diversi altri testi (operatori del Dellacà, e una parente), l'anziana signora lucida invece non era più. Vedeva entrare in camera sconosciuti che frugavano nei cassetti, e dei gatti camminare sul letto. Appariva confusa, la notte urlava frasi sconnesse, non riconosceva più chi la accudiva ogni giorno, era "allucinata" Ieri in tribunale a Vigevano è stato sentito anche il medico della casa di riposo, Maria Cerrone, per un certificato poi redatto dallo psichiatra Marco Rossi. Accusato di falso per aver attestato che Mantica era capace di intendere quando ha cambiato testamento, ha già patteggiato la pena. L'udienza è stata aggiornata al 4 giugno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA