il personaggio
di Alessandro Cecioni wROMA «Ho deciso di uscire dal campo. Da solo, non perché lo impone qualcun'altro. Ora che sto bene, che mi diverto. Ora è oggi. Ultima partita con la nazionale, poi addio anche al Racing, ma non al rugby. Per un altro anno, forse due, continuerò ad allenarmi da solo, per essere utilizzato come "jolly medical", in sostituzione di chi si infortuna, contratti lampo a termine». Andrea Lo Cicero, il Barone, se ne va. Addio battaglie in prima linea. Lui che ha dato un volto diverso al pilone, ruolo da energumeni, il primo azzurro (e l'unico) ad avere un fans club. «Dio c'è, Lo Cicero anche» lo striscione sempre presente negli stadi dove gioca la nazionale. «È il primo che ha fatto uscire il rugby dal campo», dice Sergio Parisse. Parla di marketing, di pubbliche relazioni, di qualcosa che ancora oggi molti non hanno capito. «Quindici anni di azzurro», dice il Barone. E per un attimo nello sguardo beffardo, sempre ironico, c'è come un velo di commozione. Un attimo, cacciato indietro con un aneddoto, l'ultimo da una trasferta azzurra. «Domenica sera al banchetto con gli inglesi si avvicina Jason Leonard con due bicchieri di birra. "Sono venuto a renderti omaggio, a brindare con te per il tuo cap 102", mi dice lui che con gli inglesi ne ha fatti 114, e cinque con i Lions. È stato un momento bellissimo. Anche perché contro di lui, al Flaminio, ho esordito in azzurro». Sabato, sull'aereo che andava a Londra, Lo Cicero s'era lasciato andare. «La mischia non c'è arbitro che la capisca e allora io credo che si potrebbe fare alla vecchia maniera». La vecchia maniera? «Sì, se l'arbitro non tutela i più forti e li penalizza si ristabilisce il giusto ordine con una bella cazzottata». La vecchia maniera. Come è cambiato il rugby in questi anni? E La mischia? «Le regole della mischia cambiano ogni giorno, il gioco si è evoluto parecchio, è cambiato certo, e io mi sono goduto tutti i cambiamenti». Momenti belli e momenti brutti? «Nel rugby ci sono solo momenti belli, anche quando sei infortunato, perché è bello stare con i compagni di squadra, vivere lo spogliatoio». E oggi? «Oggi sarebbe bello congedarsi con una vittoria, la prima nel Sei Nazioni contro l'Irlanda». E ora? «Ancora non so. L'Italia è un Paese che dà poche certezze. Sarebbe bene che chi deve governare si svegliasse». «Battere l'Irlanda per dare una soddisfazione al nostro pubblico, grande come quella con la Francia. E anche per Andrea». Sergio Parisse, capitano azzurro, vorrebbe chiudere in bellezza questo Sei Nazioni 2013. «Ma non sarà facile, loro hanno una grandissima capacità di difendere e ottimi uomini sia in mischia che sui tre-quarti». Certo sarebbe ora di dare continuità alle belle prestazioni azzurre. Dopo la Francia ci sono stati due black out con Scozia e Galles, dopo l'Inghilterra che accadrà? «Quando pensiamo di farcela bene giochiamo male. Forse la chiave è temere l'avversario e affrontarlo con la giusta concentrazione. Mi auguro che la squadra difenda con la stessa aggressività che abbiamo avuto domenica scorsa a Londra». «Il miglior modo di difendere è conquistare il pallone – dice Jacques Brunel, ct azzurro – è impedire che loro abbiano la gestione. Hanno un inizio molto buono, in cui mettono gli avversari sotto pressione. Dobbiamo reagire subito e chiudere ogni spazio. Contro l'Inghilterra abbiamo utilizzato una difesa veloce che è stata molto efficace. Dobbiamo fare il nostro gioco, dare spazio e testa alla nostra ambizione, battere gli irlandesi. Passi avanti sul piano mentale? Fino a oggi non c'è stata continuità di prestazioni, i risultati sono lì a dimostrarlo. Vediamo domani sera (stasera, ndr) cosa sarà accaduto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA