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PAVIA «Sono una piccola ape furibonda. Mi piace cambiare di colore. Mi piace cambiare di misura»: sono queste le parole che Alda Merini, la poetessa scomparsa a Milano nel novembre del 2009, aveva scelto per la homepage del suo sito ufficiale accanto a un'immagine, intensa e in bianco e nero, che la ritraeva con l'immancabile sigaretta in mano e l'altrettanto inseparabile collana di perle al collo. Ed è proprio "Sono una piccola ape furibonda" il titolo scelto per l'incontro in ricordo di Alda Merini che si terrà domani alle 17 in Santa Maria Gualtieri (piazza Vittoria), nell'ambito delle iniziative del progetto "Leggere.Pavia" (ingresso libero). L'appuntamento, che cade in prossimità del 21 marzo, Giornata Mondiale della Poesia e data dell'ottantaduesimo anniversario della nascita della Merini, soprannominata la Musa dei Navigli, è organizzato dalla Biblioteca Civica Bonetta e dall'Associazione Amici della Biblioteca Bonetta. Sarà un'occasione anche per ascoltare i racconti di Emanuela e Barbara Carniti, figlie della poetessa considerata una delle maggiori esponenti della poesia del Novecento italiano. Insieme alla testimonianza delle due figlie, a rendere omaggio ad Alda Merini ci saranno letture, proiezioni e musiche a cura dell'istituto Vittadini, interpretate alla chitarra da Matilde Opizzi e Diego Autelitano, nonché da un'esposizione di opere d'arte dedicate ad Alda Merini da Ivana Petullà (con la partecipazione di Antonella Dal Grande e Stefania Grossi). Diceva la poetessa: «Ho avuto quattro figlie. A loro raccomando sempre di non dire che sono figlie di Alda Merini, quella pazza. Mi rispondono che io sono la loro mamma, e basta. E che non si vergognano di me». Così la Merini raccontava la sua commozione di fronte all'amore delle figlie. «Era una mamma un po' particolare, ovviamente, con molte buone idee – racconta in un'intervista Emanuela Carniti, primogenita della poetessa che, insieme alla sorella minore Flavia, assistette al primo ricovero della madre – Aveva un'idea molto personale della crescita del bambino, seguiva il metodo Montessori. Purtroppo la malattia ha fatto in modo che questo suo essere mamma abbia perso, ad un certo punto, peso e dignità. E' stata la poesia a risollevarla». Che l'esperienza in manicomio abbia irreversibilmente segnato Alda Merini, lo conferma la poetessa in un'intervista del 2007: «Io l'ho incontrato il demonio: era il manicomio. Però anche il demonio si è commosso, e mi ha lasciato uscire. Amo la vecchiaia, non vedo la brutalità della morte e della vecchiaia, perché il poeta non ha tempo In manicomio il tempo non si sentiva, anche perché non facevamo niente, non aspettavamo nessuno e ritrovarsi un giorno vivo era una grande sopresa». lda Merini inizia a comporre le prime liriche giovanissima, a 16 anni. Il suo primo incontro con il mondo letterario avviene quando Silvana Rovelli sottopone alcune delle sue poesie ad Angelo Romanò che, a sua volta, le fa leggere a Giacinto Spagnoletti, considerato lo scopritore della poetessa. La prima raccolta di poesie, "La presenza di Orfeo", del 1953, ha subito un grande successo di critica, ma il suo capolavoro è "La Terra Santa", che nel '93 le vale il Premio Librex-Guggenheim "Eugenio Montale".