Sportello lavoro, 300 domande all'anno

BELGIOIOSO Nella sala d'attesa del municipio le sedie sono tutte occupate. Qualcuno aspetta il proprio turno in piedi. Il silenzio si rompe solo quando entra una signora anziana che chiede se è qui che si trova lavoro. Si stringe nel cappotto marrone e spiega: «E' per mio figlio che è casa da un anno, da quando ha perso il posto». Il tono di voce è molto basso, forse è intimidita dai tanti presenti. Come ogni mercoledì. Perché lo sportello lavoro è aperto un solo giorno a settimana. Da un anno. Dei circa 300 iscritti, nel 2012, sono state occupate 30 persone. Ma in questi primi mesi del 2013 è tutto fermo, spiega Piero Perotti, vicepresidente provinciale di Adoc, associazione consumatori, che insieme a Roberto Torti si occupa dello sportello che ha l'obiettivo di fare incontrare domanda e offerta. Un obiettivo ambizioso, visti i tempi, precisa Torti. E così si offrono piccoli lavori che si pagano attraverso i voucher sociali con le scarse risorse messe a disposizione dai Comuni dell'Unione Terre Viscontee Basso Pavese e, fino al 2012, della Provincia che aveva assegnato due borse dal valore complessivo di 6mila euro. Voucher che assicurano un compenso di 7,50 euro all'ora, 37,50 euro per cinque ore di lavoro e che ad Adoc e all'Unione costano 50 euro, « comprensivi dei contributi previdenziali» spiega Perotti. Ogni mercoledì in tanti vengono a chiedere se c'è qualche lavoretto da svolgere. Come Gilberto Corazza, 46 anni, di Belgioioso, falegname, a casa da 2 anni. «E'altamente qualificato, un cantierista bravissimo» dice di lui Perotti. «Mi chiedo perché non si servano di noi per sistemare le strade – afferma Corazza -. E poi ci sarebbero tanti piccoli lavori che potrebbero affidarci». «Mi adatto a tutto, basta guadagnare qualcosa» dice Grigore Stirbu, 46 anni, muratore fino a dicembre, tre figli e tre mesi d'affitto arretrato. «Sono in Italia da 14 anni – racconta – ho sempre lavorato, ma adesso la situazione è drammatica, lavoro non ce n'è, neppure in nero». Perotti li chiama uno ad uno, priorità è data a quelli che vengono per la prima volta e che devono presentare i documenti e il curriculum in formato europeo. Vengono iscritti allo sportello e segnalati al portale della borsa lavoro di Regione Lombardia. «Ora speriamo» dice Ion Stirbu, 40 anni, 2 figli di 6 anni e di 5 mesi, muratore in un'impresa di Milano che ancora deve pagargli 5mila euro di stipendio arretrato. Andrea Pagani invece è di Torre de' Negri e ha 31 anni. E' operaio generico e fino ad un anno fa lavorava presso una catena di ristorazione. Ora è a casa. Come Maria Grandin, 47 anni, di Belgioioso, tre figli, disoccupata come il marito. Storie di disperazione che si intrecciano e che rischiano di diventare storie di emarginazione. «E' quello che vogliamo evitare – spiega Perotti –. L'obiettivo è mantenere nel circuito lavorativo queste persone che vivono una situazione drammatica». Lidia Chirutac, 50 anni, ha perso il lavoro come badante. «Ormai le italiane stanno soppiantando le badanti straniere» dice Torti. Poi c'è Stefan Girnet, 36 anni, una figlia di 8: «L'ultimo stipendio l'ho preso ad agosto, l'azienda non mi paga e neppure mi mette in cassa integrazione». Stefania Prato