Così ebbe inizio la leggenda
di Gian Paolo Grossi Quando e come nasce l'idea della Formula 1? È subito dopo la Seconda guerra mondiale che le Case automobilistiche sentono l'esigenza di allacciare tra loro le numerose gare previste per vetture da Grand Prix. La richiesta è accolta dalla Commissione sportiva internazionale (Csi) nel 1947 ma serviranno altri tre anni per attribuire al calendario di prove la valenza di campionato del mondo piloti. Non vi era più ragione di attendere: già nel '49 aveva preso ufficialmente il via il campionato del mondo di motociclismo. Il dado è tratto e nel triennio che precede il via del Mondiale le Alfetta sono le vetture da battere, si mette in luce la debuttante Ferrari con un innovativo motore V12, la Cisitalia realizza una monoposto da corsa a trazione integrale su progetto Porsche e sul fronte piloti spopola il francese Jean-Pierre Wimille, l'asso dell'Alfa Romeo che troverà la morte nel '49 a Buenos Aires al volante di una Simca-Gordini, uscendo di pista per evitare un imprudente spettatore. E proprio dall'Argentina giunge un pilota taciturno e dell'aspetto imbronciato, destinato a lasciare un segno indelebile in Formula 1: Juan Manuel Fangio debutta in Europa nel '48 a Reims, all'età di 37 anni. E i circuiti? Parecchi sono quelli cittadini: il capostipite – affascinante ed eterno – è nel Principato di Monaco, ma dal Bois de Boulogne a Parigi al circuito della Fiera Campionaria di Milano, dall'anello di Lyon-Parilly a quelli nel Parco del Valentino a Torino, o di Ospedaletti, vicino a Sanremo, è tutto un proliferare di salotti da corsa. Ma hanno già fatto capolino anche i veri tracciati stradali, quali Monza, Silverstone, Bremgarten e Reims, quelli sui quali i motori sovralimentati dell'epoca possono sprigionare tutta la potenza. Prima di dominare la stagione del debutto iridato l'Alfa Romeo si concede un anno sabbatico (1949), lasciando campo a Maserati e Ferrari. In quello stesso anno, oltre a Jean-Piere Wimille, muore per malattia il conte Carlo Felice Trossi; i loro nomi, uniti a quelli di Achelle Varzi e Tazio Nuvolari (e in epoca prebellica dei tedeschi Bernd Rosemeyer e Rudolf Caracciola), sono i grandi assenti nell'albo d'oro della Formula 1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA