Neca, progetto a rischio «Arpa ci chiede troppo»

Sono passati 635 giorni da quando Aldo Poli mostrava a Roberto Formigoni il progetto dell'area Neca. E sono passati oltre tre anni e mezzo, era l'ottobre 2009, da quando l'architetto Fuksas (nella foto) al tavolo della sala giunta a Palazzo Mezzabarba, aveva indicato sul plastico dell'area le case, il centro congressi, la viabilità. Un centro congressi pensato come struttura flessibile, con la possibilità di adattare gli spazi interni, con una capienza di 1300 persone. Oltre 30mila metri quadrati di verde, con le piante scelte dall'architetto. Poi le palazzine su cui si distribuiranno circa 350 appartamenti e l'albergo (12 piani, 200 camere) edifici che saranno più alti dell'ex riseria Noè-Traverso. E circa 450-500 parcheggi. di Marianna Bruschi wPAVIA L'area Neca dissequestrata e una bonifica da rivedere. Un lungo confronto tra enti e proprietà sfociato in un progetto che prevede 29 ulteriori zone da per verificare la qualità del terreno. Un progetto che non basta. Arpa chiede di più: controlli anche sulle parti già collaudate. La risposta della Isan, la società che deve trasformare gli 80mila metri quadrati di area dismessa in un polo attrattivo e di rinascita per la città, è dura e ferma: se si deve ripartire da zero allora è meglio sospendere tutto. L'ultimo incontro sulla bonifica dell'area Neca è di pochi giorni fa. Presenti: Provincia, Comune, la Fondazione Banca del Monte e l'Isan, Arpa e la Regione. Seduti attorno al tavolo in viale Cesare Battisti, nella sede territoriale del Pirellone, il punto di partenza è quello che è stato trovato nei terreni: tracce di idrocarburi e scorie di fonderia. Dato che ha fatto scaturire la necessità di un nuovo progetto che andasse a integrare la bonifica (circa 8 milioni di euro già spesi in quattro anni). Isan, società a responsabilità limitata con unico socio la Fondazione Banca del Monte di Lombardia, presenta l'integrazione. «Abbiamo indicato un piano integrato di bonifica riferito essenzialmente, e non esclusivamente, alle aree non indagate in precedenza e il nostro progetto prevede 29 ulteriori bonifiche», spiega Andrea Astolfi, per Isan. Indicazione che sembrava aver messo tutti d'accordo. Sembrava. «Arpa forse per eccesso di prudenza o di scrupolo ha chiesto una verifica, ancora, a tutto campo», dice ancora Astolfi. Come? Chiede di riprendere in considerazione quanto è già stato fatto. Partendo dal presupposto che nelle aree già collaudate ad essere verificate sono state le pareti e il fondo degli scavi in cui è stato prelevato il terreno. E non il quanto è stato usato per riempire i buchi. Anche la Provincia, presente all'incontro l'assessore Alberto Lasagna, concorda sulla necessità di fare di più «estendendo l'indagine ad altre celle per verificare l'eventuale presenza di rifiuti». «Rispetto allo zelo di Arpa, io che rappresento un'istituzione non posso che essere in sintonia – dice l'assessore Rodolfo Faldini – convocheremo un tavolo nei prossimi giorni per capire perché la proprietà ritiene sufficienti i controlli eseguiti sulle aree già collaudate». A pochi giorni dall'incontro, Andrea Astolfi in rappresentanza dell'Isan, ha scritto agli enti coinvolti. «Noi siamo d'accordo con la Provincia per coprire anche le aree attorno alle nuove 29 che abbiamo individuato per l'integrazione della bonifica – spiega Astolfi – ma non capisco perché mettere in discussione il lavoro svolto: significa ulteriori spese e ulteriore tempo. Io ho scritto a tutti gli enti perché ci dicano cosa fare, bisogna uscire da questo equivoco». Che al momento congela il confronto perché il verbale dell'incontro non soddisfa. «Arpa vuole verificare tutto ciò che è già stato fatto – ribadisce Astolfi – se Comune e Provincia danno ragione ad Arpa e ci rifanno fare tutto dovremo sospendere. Da parte di tutti c'è la disponibilità a lavorare al meglio, ma ci devono dire cosa vogliono. Sono già passati 4 anni e 8 milioni di euro». @MariannaBruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA