Caso Marò, condanna del governo indiano «Italia onori impegni»

ROMA «Inacettabile». All'indomani dell'annuncio che i marò italiani non torneranno a New Delhi, la condanna del premier indiano, Manmohan Singh, arriva puntuale. Condanna ribadita all'ambasciatore italiano, Daniele Mancini, convocato ieri al ministero degli Esteri: «L'India si aspetta dalla Repubblica italiana, come Paese impegnato nel rispetto della legge, che onori la dichiarazione giurata sovrana fornita da essa alla Corte Suprema». Intanto si fa strada il sospetto che la vicenda sia in realtà legata all'inchiesta Finmeccanica: si tratterebbe di una sorta di «scambio di favori». Incontrando alcuni parlamentari del Kerala, il premier Singh ha dichiarato senza mezzi termini che il Paese «attiverà tutti i canali diplomatici» per far tornare in India i due marò ma aspetterà fino al 22 marzo, data della scadenza del permesso concesso ai marò, prima di intraprendere azioni contro l'Italia. Il governo indiano valuta una risposta «forte», dal richiamo dell'ambasciatore alla sospensione dei rapporti diplomatici, secondo quanto riportano i media indiani. Anche il premier del Kerala, Oommen Chandy, ha preannunciato di voler esplorare tutte le strade legali per garantire giustizia ai parenti delle vittime e riportare in India i due marò. Dal canto suo l'opposizione chiede una reazione decisa con il Bjp, partito nazionalista indù, che parla di «tradimento», e accusa il governo di New Delhi di essere colluso con quello italiano. Anche l'opposizione di sinistra pensa che qualcuno nel governo possa aver agito in tandem con Roma: «È un enorme complotto», ha detto un deputato dal Kerala. Voci che si rincorrono anche sui giornali indiani collegano il via libera alla mancata riconsegna dei fucilieri con le carte dell'inchiesta italiana sull'appalto per la fornitura di 12 elicotteri in cui sono coinvolti anche ex alti ufficiali delle Forze armate indiane. Carte arrivate in India all'inizio della settimana. Sulla vicenda è intervenuta anche l'Ue, che, attraverso l'Alto rappresentante per la politica Estera, Catherine Ashton, «auspica che una soluzione possa essere trovata nel pieno rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sulla legge del mare e le leggi internazionali e nazionali». E mentre Salvatore Girone, che con Massimiliano Latorre è sotto processo in India perchè accusati di aver ucciso due pescatori indiani ed era rientrato in Italia per poter votare alle elezioni politiche, si dice «contento della decisione presa e contentissimo di rientrare al lavoro» e aggiunge che «lo Stato non ci ha mai abbandonato», intanto a Trivandrum, i pescatori si mettono in sciopero e minacciano di bruciare le immagini dei marò.(m.v.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA