La speranza: «Un uomo che dia entusiamo»

ROMA Neppure la pioggia battente allontana le centinaia di fedeli che si sono raccolte in piazza San Pietro per seguire attraverso i quattro grandi maxischermi la messa Pro eligendo Pontifice. A ogni nuovo scroscio c'è chi si rifugia sotto il colonnato, chi apre gli ombrelli. «Vedi tutti quei colori? – indica frate Nello, francescano di Cava de' Tirreni – Così è la Chiesa: la differenza e la multiformità creano la bellezza della Chiesa, che siamo noi. E noi preti non possiamo arroccarci e rinchiuderci, dobbiamo noi andare incontro alle persone». Non fa nomi. Il futuro Papa, dice, può essere uno qualunque tra i 115 cardinali da ieri chiusi nel segreto del Conclave. C'è un'attesa piena di speranza tra i fedeli, che chiedono un Pontefice lontano dagli apparati e vicino alle persone. Massimo ha 64 anni. È arrivato da Assisi in pellegrinaggio, vestito con un sacco di iuta, scalzo. Si inginocchia sulla grata di una fogna e prega per ore, indifferente alla pioggia. «Vorrei che fosse vicino ai poveri, che fosse un francescano». Mattia Francescon ha 25 anni, ed è stato appena ordinato prete. «Spero in un Papa che dia entusiasmo, che trasmetta vicinanza, che sia capace di testimonianza viva e che possa parlare a tutti, dai più grandi ai più piccoli. Magari un italiano, penso a Scola, ma O'Malley è quello a me più caro» dice, mentre il suo amico Fernando Valdiviezo, come lui sacerdote, come lui studente all'università Gregoriana, sogna «un Papa che voglia bene all'America Latina». Davanti alla Basilica, sguardi da tutto il mondo seguono la celebrazione. Dentro gli incensi, fuori il profumo dell'aria umida. Ernesto Herrera è volato a Roma dal Messico, con la moglie e la piccola Regina, per assistere alla fumata bianca. Attraversa la piazza avvolto nella bandiera del suo Paese. «Non ho preferenze – fa – in Messico dicono che sarà un italiano, qui che sarà un latino-americano: io spero solo che sia un buon Papa». Neppure Matteo Lazzarin, giovane sacerdote di Pordenone, vuole indicare un nome: «È quello che ha in mente lo Spirito Santo. Mi auguro che sia un pastore, che abbia un cuore grande, per chi crede e chi non crede, e che riesca a essere un testimone gioioso della fede, della possibilità di annunciare la bellezza di essere uomini e donne in questo tempo». Nell'attesa che cresce, filtra la nostalgia di Benedetto XVI. Walter è arrivato dalla Baviera con la moglie: «Avremmo voluto vederlo, ieri siamo andati a Castel Gandolfo, ma niente... Ora aspettiamo di capire se sarà un italiano, ma speriamo che sia un papa più moderno, magari sudamericano». Una coppia di irlandesi sogna un papa nero: «Sarebbe un bel segno», e Giuseppe Epifani, teologo moralista dell'Accademia alfonsiana, pensa al canadese Marc Ouellet: «È stato per anni missionario, è un testimone autentico del Vangelo, e anche un ottimo teologo. Spero in un nuovo fermento». (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA