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ROMA «Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?» Tutto è segreto nella Cappella Sistina, ma chissà se i cardinali entrando oggi sotto le volte michelangiolesche del Giudizio Universale penseranno alla risposta che darebbero nel caso in cui lo Spirito Santo si posasse proprio su di lui. «Non sono più di una dozzina a doversi porre questa domanda», aveva detto qualche giorno fa il cardinale di Parigi André Vingt-Trois facendo capire che la settimana delle Congregazioni è stata utile per capire su chi convogliare il pacchetto di voti. Oppure, come aveva sottolineato il novantenne cardinale svizzero Georges Cottier, teologo prestigioso e braccio destro di papa Ratzinger per molti anni: «I cardinali, in questi giorni, hanno capito per chi non bisogna votare». Concluse le discussioni, proibiti gli accordi dalla Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, ognuno dei 115 cardinali comincerà a pregare e a votare per il nuovo Pontefice avendo già un nome in testa. Oltre la metà dei porporati che entreranno nella Sistina è composta da europei (60 elettori); segue il continente americano (14 da Stati Uniti e Canada, 19 dall'America del Sud); l'Africa con 11, l'Asia con 10. Dall'Australia è arrivato solo George Pell. Le Congregazioni più rappresentate sono quelle dei salesiani (il Camerlengo Tarcisio Bertone ne è l'esponente più in vista) e i francescani. La situazione in cui inizia il Conclave appare «fluida» e la «sfida a due» non sembra lo schema di partenza. Il quadro delle elezioni per il nuovo Pontefice è tutta qua. I giochi sembrano tutti aperti. L'altra volta c'era Joseph Ratzinger che varcava la Sistina come cardinale che partiva con un pacchetto di 50 voti. Ora non c'è nella rosa dei papabili nessuno che supera i trenta e per essere eletto ne servono 77. Così l'arcivescovo di Milano, Angelo Scola, che incarna la speranza di un ritorno a un Papa italiano è appoggiato più dagli stranieri che dai connnazionali; il sudamericano Odilo Pedro Scherer, sostenuto dal blocco Bertone-Sodano; l'ungherese Peter Erdo outsider prestigioso; l'arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn caposaldo della lotta alla pedofilia e Timothy Dolan arcivescovo di New York che sembra incarnare la «primavera» vaticana. Tutti entrano in Conclave contando su meno della metà dei voti che servono per essere eletti. La prima votazione di oggi ma anche quelle di domani serviranno soprattutto per capire dove convogliare consensi. L'unica cosa certa, al momento, è la reazione tenuta ieri da una parte dei cardinali durante l'ultima Congregazione nei confronti del Camerlengo, Tarcisio Bertone. Nella veste di presidente della Commissione cardinalizia di vigilanza sullo Ior, Bertone ha dovuto spiegare la situazione in cui versa la finanza vaticana e ha dovuto ascoltare gli interventi dei porporati, alcuni sembra siano stati dai toni molti critici nei confronti della gestione dell'Istituto delle Opere religiose. Le sue mancate risposte (il Camerlengo non avrebbe replicato) potrebbero aver spostato i voti di quella parte del Collegio più desiderosa di fare pulizia nella Curia. Forse, verso gli «stranieri». In questo caso gli «italiani» potrebbero avere le porte spalancate per il Segretario di Stato e il più quotato sarebbe il cardinale Francesco Filoni. Saltata dunque la logora divisione tra «conservatori» e «progressisti», la divisione sembra piuttosto tra chi segue la vecchia linea della Curia romana e chi sembra per il rinnovamento. Gli americani, un gruppo che ha dimostrato di essere molto unito, avrebbero un ruolo centrale. Timothy Dolan, intellettuale di prestigio e di grande carisma, sembra il candidato con più possibilità di salire al soglio ponteficio e potrebbe contendere voti a Scola. Sul suo nome starebbero coinvolgendo i voti non solo dei connazionali, ma anche degli italiani che per diversi motivi sono ostili alla Curia. rinnovamento del vaticano potrebbero passare da New York. (f.cup.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA