Luci e ombre di un'onda che sta montando
di Fabio Chiusi wROMA È un universo complesso, quello del MoVimento 5 Stelle. Molto più di un semplice movimento di protesta e anti-Casta. Istanze da cui certo, trae la linfa. Ma che spiegano solo in parte il suo straordinario successo. Beppe Grillo ha avuto il pregio di un'intuizione storica: inserirsi in una discussione globale sulla ridefinizione e il superamento della democrazia rappresentativa, ponendo nella sua stessa ragione sociale una diversa e migliore partecipazione del cittadino. Non solo tramite la retorica, stucchevole, della «Rete» come panacea di tutti i mali, luogo di verità e uguaglianza su cui fondare una nuova idea di deliberazione collettiva. Ma anche e soprattutto con una visione della politica che non pensi ai «primi 100 giorni», ma «ai prossimi vent'anni». Se l'energia scompare dall'agenda dei detestati partiti, ecco l'impegno per le fonti rinnovabili e il 34enne deputato Cosimo Petraroli chiedere «l'autonomia energetica del nostro Paese». Se la civiltà contadina e il rispetto delle specificità territoriali muoiono, schiacciate tra la crisi e l'imperativo di crescere, ecco neoeletti come il classe 1982 Adriano Zaccagnini parlare di «sovranità alimentare», o la collega a Montecitorio Mirella Liuzzi ispirarsi alla decrescita di Latouche e alle critiche al mercato di Polanyi. Se la cifra del 2013 è il cinismo, Beppe dipinge un movimento divenuto «comunità», antepone il «noi» all'«io»; così che non sorprende che molti dei suoi vengano da esperienza pluriennali di volontariato. Se poi «Pdl e Pdmenoelle» giocano con poltrone e percentuali, Grillo mira al 100% in Parlamento. Perché, ha detto al settimanale statunitense Time, «quando i cittadini diventano lo Stato, il movimento non avrà più bisogno di esistere». Una sorta di prospettiva millenarista con chiare derive autoritarie, ma che in un Paese stremato dalla sfiducia nelle istituzioni e nella classe dirigente significa un'iniezione di idealità, la speranza di un ritorno alla politica propriamente detta. È forse di questo bisogno di un'ideologia del presente che si nutre un movimento che i dati dell'istituto Cattaneo definiscono a ragione «post-ideologico»: capace di raccogliere consensi a sinistra (soprattutto) come a destra, al Nord come al Centro e al Sud (ed è una novità di queste elezioni), tra gli imprenditori e gli operai. E, non guasta per chi guarda lontano, stravincendo tra i giovani (secondo lavoce.info, con una media del 47,2% tra i 18 e i 24 anni). Il che interpreta, e lo porta in Parlamento, un altro disagio strutturale del Paese: la frattura generazionale tra protetti e precari, tra chi un sogno l'ha avuto e chi ha dovuto destreggiarsi tra le macerie della Prima e Seconda Repubblica. Non senza strizzare l'occhio a revisionismi (si pensi alle parole della neocapogruppo alla Camera, Roberta Lombardi, sul fascismo), complottismi (i chip sottocutanei del deputato Cinque Stelle Paolo Bernini) e comprensioni alternative dell'attuale quadro macroeconomico e dell'Europa (il referendum sull'euro che, per la neosenatrice Laura Bottici, significa moneta unica o «ritorno alla lira, almeno per il mercato interno»). Pensieri sbattuti fuori dalla porta dall'informazione ufficiale, in cui i 'grillini' non si riconoscono e che su di loro ha sempre minore presa. E che non a caso Grillo dileggia e sfrutta abilmente, con l'esito di mettere troppo spesso sullo stesso piano la bufala e la scienza, l'esperto e l'improvvisato. Cercando di sostituire, nei gangli della formazione dell'opinione pubblica, i vecchi commentatori («morti» non meno degli attuali uomini politici) con nuove leve adeguate alla promessa rivoluzionaria. ©RIPRODUZIONE RISERVATA