Il frate pronto a tornare a casa «La Chiesa apra a chi sbaglia»
ROMA Sean O'Malley l'ha già detto: alla possibilità di diventare Papa, lui, fin dall'inizio indicato tra i candidati forti, non crede. Lo ripete nella domenica in cui celebra nella basilica minore di Santa Maria della Vittoria, in via XX settembre, stipata di fedeli e giornalisti: «Quando ho preso possesso di questa bellissima chiesa ho detto detto scherzando ai frati carmelitani che pensavo di portare la Santa Teresa del Bernini a Boston. Mi hanno risposto che Napoleone ci ha già provato. Ma dopo il conclave tornerò e forse porterò Santa Teresa a Boston». È il giorno in cui la liturgia indica la via del perdono, il giorno della parabola del figliol prodigo, e il cappuccino O'Malley pronuncia parole chiare all'indirizzo di una Chiesa che deve fare i conti con la sfida della nuova evangelizzazione: «La comunità cristiana dovrebbe dare il benvenuto a coloro che si sono allontanati, mostrando lo stesso zelo misericordioso del padre della parabola. Senza rendere la vita difficile a coloro che hanno lasciato la casa, dovremmo accogliere coloro che chiedono di tornare dopo essersi presi i loro quindici minuti di libertà, perché spesso sono le esperienze negative che danno nuovo valore a una maggiore maturità, spesso ottenuta attraverso la sofferenza». Ai giornalisti nessuna dichiarazione. Le ragioni le spiega al microfono padre Rocco Visca, superiore provinciale del Carmelitani Scalzi, che definisce O'Malley «amabile, umile e deciso, con l'unico handicap di essere frate e cappuccino». Scherzando coi cronisti, Visca cita un celebre romanzo di Dan Brown, "Angeli e Demoni": «Il cardinale decano, Angelo Sodano, ha dato ai cardinali la consegna del silenzio, quindi niente interviste al cardinale, tanto uscirà da porte segrete note solo a noi. Conoscete quel romanzo in cui, in questa chiesa, un cardinale muore bruciato davanti a Santa Teresa? Noi sappiamo come agire in queste situazioni». (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA