in volo con gli azzurri
di Fabrizio Zupo wINVIATO A LONDRA Più che un arrivo sembra una toccata e fuga, una corsa progettata per il ritorno, per dormire a Roma già domani notte davanti al campo di allenamento con la testa fissa all'Olimpico sabato prossimo e all'Irlanda che avrà 24 ore in più di riposo: l'Italia scesa ieri a Londra con albergo all'ombra della pista di Heathrow, stadio di Twickenham a cinque minuti di strada, pullman di ritorno subito dopo il terzo tempo, sei rincalzi al via dal primo minuto, sembra destinata a svolgere la pratica alla meno peggio. Peccato poi che per uno scherzo logistico l'aereo azzurro sia atterrato a Gatwick, 50 km più a sud e azzurri intruppati quasi un'ora in una coda chilometrica per il controllo passaporti fra i tifosi italiani dei voli "normali" increduli e gli inglesi a scattare foto ricordo. Brunel sbuffa. L'intoppo. Uno sbavo in una giornata già stretta nei tempi. La versione del presidente Gavazzi delle trasferte è quella di una comunità che si sposta assieme ai propri giocatori, la base che da un'occhiata all'alto livello: ospiti, presidenti di club, tecnici, comitati regionali (stavolta di Marche e Umbria) in un volo dedicato. E gli azzurri visti da vicino sono sempre dei ragazzi che dormono per la levataccia o armati di Ipad per ogni tipo di distrazione: film, gioco virtuale, lettura. I libri di Gori. Un libro in mano vero e proprio ce l'ha sempre Edoardo Gori: in Scozia s'è "sparato" l'intero Don Chischiotte, ieri era immerso ne "Il maestro e Margherita": «Non è per studio – dice – è una passione la letteratura». Il barone sorridente. Il più disposto alla chiacchiera il barone Andrea Lo Cicero e poi il tema dominante delle ultime sconfitte è proprio come si gioca lì davanti in mischia dove le sicurezze azzurre si sono frantumate: «Troppe regole e interpretazioni – dice il pilone sinistro che oggi parte dalla panchina – il nostro gioco è troppo esplosivo per gli altri così cercano sempre l'anticipo. Purtroppo i tempi dell'ingaggio cambiano da arbitro ad arbitro. Scozia e Galles ci hanno messo in difficoltà mettendosi testa contro testa, in cerca di avere una posizione che neutralizzi la nostra spinta. Gli è stato permesso. Ed è difficile così. Certe volte bisognerebbe tornare al vecchio modo di giocare a rugby». Serenità. Battute, scherzi, modi per stemperare: Bergamasco che cattura la telecamera di La7 e riprende giornalisti e compagni. Poi l'Italia prima della rifinitura in campo a Egham ritrova il suo capitano Sergio Parisse per la prima conferenza, post squalifica: «Sono pronto e felice di tornare. Ringrazio per aver rispettato la mia volontà di non commentare nei giorni scorsi la squalifica. Ci aspetta una partita a casa della migliore di questo torneo, un'occasione perfetta per far vedere il nostro meglio». «Non posso dire ai miei "entriamo per vincere" – prosegue – ma per migliorarci e giocare meglio di quanto visto contro Galles e Scozia. Non dobbiamo guardare gli inglesi ma il nostro gioco. Ha fatto bene Jacques a dare l'opportunità di un turnover. Non è solo per gestire il minutaggio di molti in vista dell'Irlanda ma anche per vedere alcuni ragazzi fin dal primo minuto che sinora non hanno giocato. E anche di correggere certi errori come una mischia subita in Scozia e il gioco al piede contro il Galles che non è stato all'altezza. So che le statistiche ci danno ai primi posti in molte fasi del gioco e Jacques ci tiene, ma con le statistiche non si vince». Ma tornando alla squalifica non è che si voleva colpire un atteggiamento chiacchierone definito da footballer (pallonaro) che nel rugby non esisteva prima? «Sono d'accordo sul punto e di fronte alla commissione ho infatti ammesso di aver rotto le scatole all'arbitro tutta la partita. Ma non arrivando all'insulto». Che casomai in quale lingua sarebbe? «Italiano o francese, tutte ma non l'inglese». ©RIPRODUZIONE RISERVATA