La forza della misericordia innalza anche gli uomini
Anche noi, in questo tempo che ci prepara alla Pasqua, possiamo avvicinarci a Gesù per ascoltarlo oppure mormorare da lontano criticando questa "eccessiva" familiarità con i peccatori. L'invito a scegliere parte da una storia familiare, vissuta all'interno di un contesto quotidiano nel quale, a volte, ci possiamo riconoscere: un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Il più giovane dei figli dichiara la sua volontà di liberarsi dalla figura paterna che richiama ai doveri, all'impegno, alla responsabilità. Meglio partire per un paese lontano e coglierne le nuove opportunità. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. La storia, a volte, non è generosa con le persone, ogni giorno incontriamo "grandi carestie" che possono privarci di tutto, costringendoci a servire senza averlo scelto, sempre affamati e mai soddisfatti. «Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati». Scegliendo di ascoltare la nostra vita, anche nelle situazioni più disastrose, possiamo scoprire il desiderio di alzarci e tentare di recuperare una condizione meno avvilente, consapevoli che riconoscendo i nostri errori potremo calmare la nostra fame, accontentandoci di un salario che ci sollevi dalla disperazione, ma quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò… .Disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». Sulla presa di coscienza dell'errore da parte del figlio si riversa un diluvio di attenzioni da parte del padre che lo vide quando era ancora lontano e non riesce a trattenersi, compiendo quelle azioni che manifestano la vera paternità di chi sa lasciar andare e sa nuovamente accogliere, la maturità di chi ristabilisce le relazioni nella loro pienezza, riconoscendo al figlio la sua vera identità, la gioia di chi vuole festeggiare per una vita ritrovata, senza cedere al desiderio di far notare gli errori, coinvolgendo nella propria felicità anche il fratello maggiore, uscendo a supplicarlo di entrare, per vedere da vicino cosa può ottenere la misericordia. Stare nella casa con il padre deve aprire alla riscoperta di se stessi e della condivisione di una ricchezza da spendere nell'incontro con gli altri, nella capacità di accogliere chi si presenta nuovamente alla vita. I due figli del padre misericordioso riscoprono, attraverso le loro esperienze, la pienezza della vita, che non può e non deve ridursi a calcolo, ma aprirsi alla vastità del dono ricevuto e condiviso, all'ascolto della Parola di Dio che apre i cuori e le menti di chi va e di chi resta, preparando la strada per un rinnovato abbraccio di perdono. *presidente diocesano di Azione Cattolica