La guerra di mafia che Pedone capì
PAVIA A Vigevano tra il 1984 e il 1991 si è combattuta una guerra di mafia non dichiarata. Ci sono state otto morti violente, tutte senza un colpevole, ma tutte collegate alle attività dei clan che operavano indisturbati. Un poliziotto, il vicequestore Giorgio Pedone, aveva intuito ruoli, ramificazioni e relazioni. Un anno e mezzo fa, a Pavia, il procuratore distrettuale antimafia aggiunto, Ilda Bocassini ne ha dato atto pubblicamente: «In un rapporto di polizia del 1984 dava l'idea di aver compreso tutto». Pedone sosteneva che il clan Valle si stava prendendo Vigevano. Domani sera (ore 21) al collegio Ghislieri, i giornalisti Carlo Gariboldi, Andrea Ballone e Simone Satta presentano il loro libro «Pizza, sangue e videopoker» (pubblicato dall'associazione La Barriera in collaborazione con Libera). La serata è organizzata da Libera Pavia. E' la storia di come la mafia si è radicata in una provincia (la nostra) e in una regione (la Lombardia). I Valle, alla fine degli anni Settanta, scappano dalla Calabria per sottrarsi alla mattanza provocata dallo scontro con un'altra famiglia di 'ndranghetisti (i Geria Rodà) che ha già provocato otto morti solo dalla parte dei Valle. Giunto a Vigevano, il clan comincia a inserirsi grazie all'aiuto di altri gruppi mafiosi, i siciliani Cotroneo in particolare, presenti sulla piazza già dagli anni Sessanta. In pochi anni i Valle diventano il punto di riferimento per estorsioni e usura per tutta la provincia. Hanno già rapporti con uomini chiave della società che conta. Tra gli altri con il medico pavese Carlo Chiriaco (condannato per estorsione nel '95 in primo grado con Fortunato Valle e Fortunato Pellicanò). Nel 1992 i Valle vengono arrestati per la prima volta. Dopo un po' di carcere sono tutti in libertà, stringono migliori rapporti con il clan Lampada, e spostano i loro interessi verso il Milanese. La fortuna degli ultimi anni è il controllo delle slot machine truccate. Prima dell'arresto del 2010 guadagnano più di 30mila euro al giorno. Grazie ai Lampada stringono rapporti con magistrati, politici e funzionari dello Stato. Lo scorso anno sono stati condannati tutti per associazione per delinquere di stampo mafioso (il capoclan, don Ciccio, "il nonno" deve scontare 28 anni). Come aveva capito Pedone, morto misteriosamente suicida, 18 anni prima.