Via Dossi, il Tar dà ragione al Comune

PAVIA Nel confronto a distanza tra l'architetto Luigi Molina e il Comune di Pavia, il Tar della Lombardia "segna un punto" a favore del Mezzabarba. I giudici amministrativi di Milano, infatti, hanno respinto la richiesta di sospensiva avanzata dai difensori del professionista pavese. Quindi il "no" del Comune alla sanatoria per il complesso residenziale realizzato in via Dossi, torna ad avere validità. Il Tar aggiunge anche che, in via Dossi, erano sopravvissuti solo alcuni ruderi e, in questi casi non si può parlare di ristrutturazione, ma di nuova costruzione. E dopo l'intervista nella quale Molina, sostanzialmente, accusava l'ufficio urbanistica di averlo ingiustamente ostacolato, a difesa degli stessi uffici interviene l'assessore Cristina Niutta: «Ritengo le affermazioni dell'architetto Molina gravi e altamente lesive della reputazione degli uffici. – dice l'assessore – A confutarle valgano i provvedimenti giurisdizionali: tutte le autorità giudiziarie sino ad ora intervenute hanno avallato la ricostruzione dei fatti e le argomentazioni giuridiche espresse dai nostri tecnici. Già nel 2010 il Tribunale ha emesso decreto penale di condanna accertando la falsità delle attestazioni riguardanti la preesistenza di fabbricati in loco. Tale decreto è divenuto definitivo poiché il destinatario, per sua scelta, non ha proposto opposizione. Ora, in sede amministrativa il Tar ha rigettato la domanda di sospensione del provvedimento impugnato dichiarando senza mezzi termini che non esiste il cosiddetto fumus boni iuris e lasciando intendere di aderire alla tesi che sul luogo esistessero eventualmente non fabbricati, ma meri ruderi». «Non si nega – prosegue Niutta – che l'iter sia stato decisamente lungo, ma durante gli anni è stata data ampia facoltà al soggetto interessato di fornire tutte le spiegazioni del caso, spiegazioni che non sono però risultate valide. Se prima del 2009, come riporta lo stesso architetto Molina, l'amministrazione è stata inerte, non vuol dire che l'amministrazione debba essere biasimata quando finalmente l'inerzia finisce e si porta avanti l'istruttoria necessaria e si adottano i provvedimenti conseguenti». L'architetto, di fronte al primo parere negativo del Tar, non desiste: «Sicuramente farò ricorso al Consiglio di Stato. E in questa vicenda andrò sino in fondo, perchè so di essere totalmente nella ragione». (f.m.)