Raid al Lido, devastato il ristorante

Era stato notato dalla sorveglianza, mentre prendeva una confezione dagli scaffali e la nascondeva sotto i vestiti. Rachid Ben Khouy, un cittadino di 34 anni originario della Turchia, aveva preso una confezione di calze da 5,99 euro, che poi non era stata pagata. Dopo la denuncia dei vertici del supermercato, è stato processato per l'accusa di furto e ha patteggiato 6 giorni di reclusione. La vicenda risale al 20 novembre del 2011: il giovane era stato sorpreso all'interno dell'Esselunga di via Filzi, con la merce occultata. Gli addetti alla sorveglianza lo avevano visto aggirarsi in maniera sospetta attorno agli scaffali e lo avevano atteso alle casse. Che il 34enne aveva oltrepassato, senza pagare la merce. A questo punto era stato fermato e perquisito: addosso aveva un paio di calze e nonostante il valore irrisorio della merce i vertici del supermercato hanno deciso di sporgere denuncia. Il 34enne doveva rispondere, al processo, anche di non avere rispettato una ingiunzione del questore, che gli vietava di fare ritorno nel Comune di Pavia. di Linda Lucini wPAVIA Un disastro. Quel che è rimasto è tutto buttato a terra, quel che aveva un valore l'hanno portato via. I titolari del ristorante del Lido guardano disperati il locale devastato: «Non sappiamo se riusciremo a riaprire pere la nuova stagione. Siamo assicurati, ma i danni sono tanti. Già erano venuti a rubare il 18 febbraio scorso, ora hanno preso tutto ciò che non erano riusciti a prendere l'altra volta», spiega Giovanni Vitali, uno dei soci del locale che si affaccia sul Ticino. I ladri hanno portato via tutto: affettattrici, coltelli professionali, impastatrice, forno a microonde, due televisori, un registratore di cassa. Inoltre hanno razziato l'intera cantina del ristorante: oltre un centinaio di bottiglie di vino, poi birra e bibite. Nei frigoriferi ora fanno bella mostra solo le bottiglie di acqua minerale. I ladri non hanno risparmiato neppure la piscina: «Si sono portati via sei motori per il ricambio d'acqua, materiale che da solo valeva diecimila euro. E poi hanno preso il compressore della caldaia. Stavano per portare via anche la lavastoviglie, l'hanno staccata e per qualche inspiegabile motivo l'hanno lasciata lì». I ladri hanno prelevato anche la posateria: «Hanno preso persino il cassetto dove mettevamo forchette e coltelli», spiega l'addetta alle cucine. I ladri sono entrati in azione di notte: prima hanno tagliato la rete di recinzione, poi hanno spaccato una vetrata riuscendo così ad introdursi nel locale ristorante. L'allarme si è messo a suonare, ma loro hanno messo fuori uso sia i sensori, sia la centralina: «L'hanno praticamente distrutta», spiega Vitali. A quel punto hanno agito indisturbati: le uniche case vicine sono al di là del Ticino, a San Lanfranco. Impossibile per loro accorgersi di quanto stava avvenendo all'interno del ristorante del Lido. I ladri hanno arraffato tutto il possibile e l'hanno caricato su un camion. Poi, una volta svuotato il ristorante, sono passati agli spogliatoi. Lì hanno divelto con un piede di porco tutte le porte e hanno dato via ad un'altra razzìa: via tutti i medicinali, via la dotazione dell'infermeria, via il compressore dal locale caldaia, via ogni cosa potesse avere un minimo valore. «Hanno spaccato persino il quadretto di un premio del Coni – spiega il giovane Emanuele Vitali – Forse erano convinti che si trattasse di una targa d'argento. Una volta capito che non si poteva rivendere, l'hanno gettato via». E ora è lì a terra in mezzo a un mare di tazzine sparse sul pavimento, sparpagliati tra i tavoli anche vassoi, grembiuli, contenitori vuoti, attrezzature da bar, fogli e registri. Per terra la scia verde di un liquore alla menta caduto dal bancone: «Hanno spostato anche quello, non capiamo cosa volessero fare. Magari volevano portarsi via pure il banco – dice ancora Giovanni Vitali – Comunque adesso è inutile che i ladri tornino una terza volta, adesso non abbiamo proprio più niente».