Quei fossili che raccontano il passato

di Roberto Lodigiani wVOGHERA Il lupo torna in Oltrepo dopo quasi due secoli. Ma se con una macchina del tempo potessimo fare un salto all'indietro di milioni di anni, che cosa troveremmo? Quali animali, quali specie popolavano quel mondo perduto, quando il Mediterraneo era un mare tropicale e l'Italia un arcipelago di isolette con palme e sabbia bianchissima? Non pensiamo a terrificanti T-rex o a giganteschi e innocui diplodochi, che da questi parti non sono mai esistiti. Per capirlo, comunque, basta dare un'occhiata alla vasta collezione di fossili del Museo di Scienze naturali di Voghera: reperti raccolti in loco, catalogati e schedati. Tra questi, «l'omero di un plesiosauro trovato nelle vicinanze di Zavattarello – spiega la direttrice Simona Guioli – si tratta dell'unico resto appartenente a questi grandi rettili marini mesozoici mai rinvenuto in Italia (fatta eccezione per alcune vertebre descritte nel 1884 a Cesuna, Vicenza, e mai più citate) e risalente a circa 90 milioni di anni fa». Un altro resto significativo «è il cranio femminile di megacero proveniente dalle alluvioni quaternarie padane: apparteneva a un grande cervo ora estinto, i cui maschi avevano palchi larghi più di tre metri». Un'ulteriore peculiarità del museo Orlandi, «è il frammento di palco appartenente a un tipo di alce oggi scomparso». Poi c'è la balena Appennina, «cetaceo fossile ancora in fase di studio risalente a dieci milioni di anni fa e ritrovato nella zona di Cà del Monte, sopra Cecima. Alcuni particolari frammenti – sottolinea Guioli – sono stati esaminati da una squadra di esperti internazionale e, grazie a particolari strumentazioni messe a disposizione dall'Università di Londra, si è potuto osservare che le ossa fossilizzate di questo animale presentano attacchi di particolari batteri che dimostrano come sia morto in fondali poco profondi e, anzichè spiaggiarsi, sia affondato e fossilizzato nei fondali marini presenti all'epoca». Ricca anche la collezione di conchiglie fossili provenienti da diverse località dell'Appennino: «Alcune presentano ancora la colorazione originale, altre conservano inglobata all'interno del guscio una perla». L'ultima conquista del Museo vogherese (situato al piano terra dell'ala dell'ex caserma di cavalleria che si affaccia su viale Gramsci) è un cranio intero di cervo megacero maschile ancora completo di palchi, attualmente in fase di studio da parte di un'èquipe di paleontologi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA