Senza Titolo

di Rocco Ferrante wPERUGIA Le ha uccise con colpi al corpo, devastanti, senza dar loro il tempo di scappare, poi ha messo sul tavolo il suo memoriale, 100 pagine scritte al computer, la storia della sua azienda, della sua vita, le lettere per l'accreditamento, per il finanziamento che la Regione Umbria gli aveva negato. Sul tavolo della sala riunioni anche la busta con il testamento. «Crematemi». Uccidere e suicidarsi per 160mila euro. Andrea Zampi, 43 anni, imprenditore perugino, impegnato nella moda, nei corsi di formazione, aveva già deciso tutto da tempo. Da quando lo avevano intervistato i ragazzi della scuola di giornalismo di Perugia e aveva detto «senza i soldi della Regione sono rovinato». Una settimana fa aveva acquistato la pistola calibro 9x21, arma micidiale. Ieri mattina la nascondeva sotto il giubbotto quando, dopo aver lasciato i documenti alla portineria del palazzo del Broletto, sede degli uffici regionali, vicino al centro di Perugia, è salito al quarto piano per incontrare quelle due donne, vittime designate della sua rabbia e della sua disperazione. Margherita Peccati, 61 anni, era la responsabile del servizio accreditamento, quello che istruisce le pratiche per accedere ai finanziamenti regionali. Le mancava poco alla pensione. Daniela Crispolti, invece, aveva 46 anni, era una precaria, una co.co.co, «come ce ne sono tanti negli uffici pubblici italiani», dirà poi Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria. «Sperava di essere stabilizzata», dicono le amiche. Andrea Zampi, spara, le due donne crollano sul pavimento, c'è sangue ovunque. Sono ancora vive, ma moriranno di lì a poco, troppo gravi le ferite. Zampi spara ed esce dalla stanza, in corridoio ancora colpi, contro il soffitto, contro le pareti. Improvvisamente si trova davanti un'altra impiegata della Regione. La ragazza è terrorizzata, piange. Lui la guarda negli occhi: «Ne ho ammazzate due, ora non resta che uccidermi». E si infila nella stanza dei fumatori. Ancora un colpo, poi un altro, poi silenzio. Negli uffici del quarto piano è il panico: alcuni dipendenti si sono barricati nelle loro stanze chiudendo a chiave le porte, altri sono nascosti sotto le scrivanie, altri si sono azzardati ad attraversare il corridoio e a scendere le scale di corsa, urlando, invocando aiuto. Come un film, come quelle scene che si vedono nei telegiornali americani. Qualcuno chiama la polizia, il 118. Nel piazzale del Broletto arrivano Volanti e Gazzelle, ambulanze. Chiamano anche in Procura, il magistrato di turno è Massimo Casucci. Ci vuole qualche minuto in più per convincersi che su, al quarto piano, non c'è più pericolo, che si può salire. Ci vuole un po' per capire dove è avvenuto il massacro e per trovare Zampi, morto in un lago di sangue. Le due donne spirano, in pratica, fra le braccia dei medici che cercano di soccorrerle. Perché tutto sia accaduto poliziotti e carabinieri lo capiscono subito, basta guardare il memoriale sul tavolo, il testamento. E un altro foglio con scritto a pennarello «Gloria a Dio». Qualcuno, dopo, racconterà, che è la stessa cosa che gridava nel corridoio, o nella sala riunioni mentre sparava. Catiuscia Marini è a Roma, alla direzione del Pd. Le suona il cellulare: «Presidente è successa una tragedia negli uffici della Regione». Lei scappa via. Due ore dopo è a Perugia, subito a casa dei parenti delle vittime, poi in Regione. «Il pensiero mio e della Giunta regionale, va al figlio e al marito di Margherita Peccati, e ai genitori e al fratello di Daniela Crispolti». E' scossa la presidente, commossa. «Quelle donne sono morte per un'assurda follia».Le due donne - hanno riferito le colleghe - neppure dovevano trovarsi in quell'ala del palazzo. Prestavano servizio in altri uffici ma per alcuni lavori di ristrutturazione sono state trasferite al quarto piano. «Pensavamo a uno scherzo, a dei petardi — ha raccontato una dipendente — Soltanto dopo ci siamo accorti del dramma. Quel pazzo urlava frasi sconnesse tipo ‘sono Dio'». «Hanno sparato a due nostre colleghe, una è morta...», dice singhiozzando un'impiegata. C'è rabbia e dolore nell'area di Fontivegge, una donna al telefono: «Qui è un casino, la gente è esasperata. Poi, con tutta la pubblicità che ci fanno sul pubblico impiego e i fannulloni che rubano lo stipendio... con questa crisi che c'è in giro...». «Una tragedia immane — chiosa il sindaco Wladimiro Boccali — dovremmo riflettere tutti, a partire da voi giornalisti». A Perugia è stato proclamato il lutto cittadino. Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato per domani uno sciopero di mezz'ora fra le 12 e 30 e le 13, i minuti della tragedia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA