Il gelo di Renzi, se ne va e non interviene

di Nicola Corda wROMA Matteo Renzi per ora resta fuori dalla mischia. Il suo intervento in direzione era atteso ma alla fine, dopo la relazione di Bersani, ha lasciato la sede del Nazareno per tornare nella sua Firenze. Nessun significato polemico fanno sapere dal partito, e lui non smentisce, ma certo la sua assenza favorisce qualche dubbio sulle sue prossime mosse. Il sindaco toscano nella sua intervista di due giorni fa a Ballarò ha ribadito la sua fedeltà a Bersani e confermato di non avere nessuna intenzione di strumentalizzare la sconfitta. Forse però è rimasto deluso dall'assenza di una vera autocritica sull'esito del voto a cominciare dalle sue proposte sull'abolizione del finanziamento ai partiti rimaste inascoltate (ma Bersani poi le accoglie in sede di replica). Tuttavia, stare accanto a «chi ha mandato fuori porta un rigore» è difficile per chi resta convinto che con la sua candidatura il centrosinistra avrebbe vinto. «Con Renzi il Pd avrebbe preso dieci punti in più» dice il coordinatore della sua campagna. Roberto Reggi. «Non gli consiglio di andare al governo adesso, né di diventare segretario del partito anche se nel 2014 non si ricandiderà alla carica di sindaco». Dichiarazione smentita però dal portavoce che invece conferma la corsa per il secondo mandato per Palazzo Vecchio. A Renzi di sicuro non manca la facilità di parola né le manda a dire quando non gli va giù qualcosa ma per segnare la distanza stavolta usa un altro linguaggio. Nel Pd ostentano sicurezza sulla sua lealtà, anche se qualcuno, come Gianni Cuperlo, ieri in direzione ha criticato la scelta di tenersi fuori: «In politica le logiche di percorsi paralleli possono risultare letali». Quasi come un corpo estraneo al partito perché, raccontano, in direzione lui «non è mai intervenuto» dunque nessuna sorpresa e lo stesso Renzi non fa mai nulla per sentirsi uno «della ditta» come direbbe Bersani. Motivi che avevano fatto scattare gli allarmi anche per l'incontro in ambito istituzionale a Palazzo Chigi con Monti, assegnando una lettura tutta politica a un colloquio tra premier in carica e il sindaco di un'importante città. Ora anche gli avversari delle primarie gli assegnano il ruolo di risorsa ma Renzi si smarca anche dalle dietrologie, proprie di quel modo di fare politica che voleva rottamare. Aspetta l'esito del tentativo di agganciare Beppe Grillo che giudica «molto, molto difficile, anche se Bersani ha diritto di provarci». ©RIPRODUZIONE RISERVATA