Un uomo sconvolto per la sua azienda rimasta senza soldi
PERUGIA «Allora, qui tre anni fa è successo un disastro, quando mi sono ammalato. È successo che noi avevamo un finanziamento per 200mila euro: per dei corsi. Poi, come ben sapete, qui la politica comanda tutto. Comunisti, sinistra, Ds, no? Chi comanda son tutti loro. I finanziamenti li danno a chi vogliono loro». Andrea Zampi la pensava così, e ne aveva fatto un'ossessione. Lo aveva raccontato anche ai ragazzi della scuola giornalisti della Rai, un'intervista senza peli sulla lingua, la voce alterata dalla rabbia, dalla tensione. Un uomo disperato, si capiva bene ascoltandolo. E la pistola, l'arma per portare a termine il disegno che piano piano si era fatto strada nella sua mente, l'ha comprata soltanto poche ore prima del duplice omicidio negli uffici del Broletto. Una Beretta calibro 9, arma devastante. Tutto per quei soldi mai arrivati e che rappresentavano una vera e propria ossessione per l'assassino. Non solo una semplice preoccupazione per gli affari dell'azienda di famiglia che non riusciva a rilanciarsi. «Come ben sapete la politica qui comanda tutto - si era sfogato l'imprenditore con gli aspiranti giornalisti della Scuola Rai di Ponte Felcino che a dicembre lo avevano intervistato sul rilancio del settore moda - Comunisti, sinistra, Ds, chi comanda son tutti loro...». «Perché non sono arrivati quei soldi?», gli chiedevano gli studenti. «Mi mancavano i cartellini, un divieto di fumo, macchine in movimento, una cavolata... m'hanno tolto l'accreditamento e di conseguenza i 160mila euro di finanziamento approvati. Terribile...». E ancora: «Da quando è successa quella cosa io non sono stato più bene, per l'ingiustizia ricevuta ho avuto un problema e quindi non è che vado più a controllare queste cose...». La polizia durante gli accertamenti ha scoperto accreditamenti revocati per gli anni 2009 e 2010 per irregolarità nella documentazione depositata. L'anno successivo la Progetto Moda, questo il nome dell'impresa di via Enrico Toti, nel quartiere di Madonna Alta, aveva ricevuto sovvenzionamenti ma erano in corso verifiche sul mantenimento degli stessi. Ossessione per l'azienda, ma anche una vita sociale dall'apparenza tranquilla. Andrea Zampi, stando al racconto di monsignor Antero Alunni Gradini, il sacerdote di Casaglia, era «un ragazzo buono che partecipava alla vita sociale della parrocchia». L'impegno nell'azienda «lo assorbiva parecchio, anche se il padre, per molti anni, gli ha dato una grossa mano». Ora però viene fuori che le due donne uccise aveva un potere decisionale diretto nella pratica, pur essendosi interessate della vicenda. Ma a Zampi interessava poco, le aveva conosciute, identificate come le responsabili. E nella sua testa condannate a morte. «I genitori di Andrea soffrono infinitamente», dice ancora monsignor Antero. «Sono stato a trovarli nel tardo pomeriggio a casa loro sono due persone molto religiose e mi hanno chiesto di pregare per Andrea. La madre, in particolare, è letteralmente sconvolta. Mi hanno ripetuto che il loro figliolo, per quanto capitato con le questioni relative all'azienda, non era quasi più in sè, aveva come perso il proprio equilibrio. E che per questo si curava. Tra l'altro - conclude il parroco della piccola località perugina - per loro è stata una vera sorpresa apprendere dalle televisioni che Andrea avesse una pistola». «Nessun negato finanziamento — spiega il portavoce della governatrice Catiuscia Marini — perché le due povere vittime non potevano negare qualcosa che non competeva loro e non competeva la Regione. Le due vittime della follia omicida di quest'uomo si occupavano esclusivamente dell'accreditamento delle strutture formative e non avevano alcun tipo di competenza rispetto a presunti finanziamenti». Ancora: «In ogni caso l'azienda in questione non vantava, rispetto alla Regione, alcunché riguardo a finanziamenti». (r.f.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA