Choc a Napoli De Magistris: «Sotto attacco»

di Ferruccio Fabrizio wNAPOLI A dare l'allarme è stato un passante. Ha bussato al gabbiotto dei vigilantes e ha indicato una colonna di fumo sospetta. Alla Città della Scienza sono le 21.45 di un lunedì nero come il carbone quando sul polo scientifico di Napoli grande 12 mila metri quadri scatta l'allarme. Ma è già tardi. In dieci minuti un incendio apocalittico divora la struttura e incenerisce almeno cinque dei sei padiglioni di legno. E' l'inferno. Autobotti dei vigili del fuoco arrivano in forze, anche da Caserta. E spaventose lingue di fuoco lambiscono il vicino Circolo Ilva, l'ultimo presidio operaio sopravvissuto alla dismissione dell'acciaieria di Bagnoli. Ci vorranno due ore per circoscrivere le fiamme e 12 ore per domarle del tutto. Non ci sono vittime ma a pagare sono i 160 dipendenti di un polo tecnologico italiano nato sul modello della Vallette di Parigi. E una città ferita ancora una volta da mano criminale. Gli investigatori non pronunciano la parola camorra, ma le modalità dell'incendio su un punto lasciano pochi dubbi: dietro il rogo c'è una mano scientifica. E intanto procura ordinaria e antimafia lavorano a braccetto, dopo aver sequestrato l'intera area. Il fuoco è divampato in più punti in poco meno di dieci minuti, secondo testimoni e inquieta la scelta dell'orario. Chi lo ha appiccato sapeva che il lunedì il museo è chiuso al pubblico e ha inoltre atteso che i ragazzi del teatro terminassero la recita alle 21. Il teatro è stato in parte risparmiato, non la parte museale che affaccia sulla riva. E il nemico, con tutta probabilità, è arrivato proprio dal mare e dal mare è fuggito. Questo almeno è il sospetto. Le telecamere di videosorveglianza sono andate bruciate. I periti hanno eseguito dieci "tamponi" in punti differenti del rogo per valutare meglio l'uso di sostanze infiammabili. Ma per gli inquirenti è corsa contro il tempo a caccia di elementi utili, in particolare di tracce di liquido «accelerante» prima che cada la pioggia attesa già in queste ore. «Napoli è sotto attacco di mano criminale» scrive il sindaco De Magistris, «oggi migliaia di ragazzi e bambini di Napoli si sono svegliati piangendo per la distruzione di Città della Scienza». I primi rilievi dei vigili del fuoco e dalle forze dell'ordine spingono per la pista dolosa. Ma perché proprio Città della Scienza si chiedono tra rabbia e sgomento i cittadini, molti dei quali hanno dovuto abbandonare le abitazioni fino a notte inoltrata. Piangono i 160 dipendenti che non ricevono stipendio da 11 mesi e ora si trovano senza lavoro. Parole di dolore esprime il presidente Napolitano che ammonisce sul «problema di creare le condizioni per colmare un vuoto così grave». Si sprecano gli appelli e la solidarietà, da Bersani a Renzi. Per la Fondazione Idis-Città della Scienza è un giorno di lutto. La creò il professore di Fisica Vittorio Silvestrini, il fondatore nato a Bolzano 78 anni fa e oggi presidente del cda. Decollò nel 2001, concepito come un polo high-tech, un museo scientifico che compensasse almeno in parte il declino della fabbrica nello storico quartiere operaio. Era diventata un'eccellenza in grado di richiamare 350 mila visitatori l'anno, alimentata da danaro pubblico sotto l'impulso particolare di Antonio Bassolino. Da qualche tempo quel polo non se la passava bene per mancanza di fondi. «Quelle fiamme sembrano l'immagine del dramma finale di una città che non trova pace - è stato il commento di Roberto Saviano -. Città della scienza era un posto prezioso per i bambini di tutta Europa. Speriamo che queste fiamme possano accendere invece una nuova energia». Ma a Napoli la misura è colma da tempo, fatti di sangue e attentati alla comunità civile si inseguono senza che uno scatto d'orgoglio collettivo e istituzionale cambi il destino di una città che viaggia alla velocità della luce verso la rassegnazione. Di abbassare la testa però Silvestrini non vuol sentire parlare. «Noi siamo forti più di prima, ripariamo in quarta e la Città della Scienza la rifacciamo meglio». ©RIPRODUZIONE RISERVATA