Libia, cattolici nel mirino

TRIPOLI Un uomo armato è entrato domenica nella cattedrale cattolica a Tripoli e ha sparato contro un sacerdote, padre Magdi, mancandolo: «Lo voleva uccidere, ha aperto il fuoco da 2-3 metri con un Ak47, un Kalashnikov», afferma il Vicario in Libia, monsignor Giovanni Martinelli, spiegando che sono in corso accertamenti da parte delle autorità. «È la prima volta che succede una cosa del genere, siamo molto preoccupati», sottolinea il monsignore. L'uomo, di cui si ignorano le generalità, è entrato con una scusa nella chiesa di San Francesco nella capitale libica, poi ha sparato due colpi al padre, mancandolo. «Abbiamo informato le autorità, stiamo cercando di capire le motivazioni di questo gesto sorprendente», ha aggiunto Martinelli. «Nel Paese c'è la corrente salafita che punta a confondere le idee: non ammettono il confronto, sparano, invadono, uccidono. Non è un Islam che cerca il dialogo questo. È una cosa nuova per la Libia a cui non possiamo rimanere indifferenti», sottolinea il religioso. Dall'inizio dell'anno si sono moltiplicati in Libia le intimidazioni contro gli occidentali e in genere i non-musulmani. Ma è la prima volta che si verificano episodi del genere in Tripolitania. In Cirenaica, in particolare a Bengasi, le intimidazioni non si sono fermate neppure dopo l'assalto, l'11 settembre scorso, contro la sede diplomatica Usa, costato la vita a quattro persone tra cui l'ambasciatore Chris Stevens.