«Ad Arcore sistema prostitutivo»

di Natalia Andreani wMILANO «E' falso che le cene ad Arcore fossero eleganti incontri conviviali arricchiti da qualche scenetta di burlesque». A Villa San Martino c'era invece «un collaudato sistema prostitutivo per compiacere la concupiscenza di Silvio Berlusconi». Un sistema di cui «Ruby era parte». Così il pm Antonio Sangermano nel corso delle requisitoria iniziata ieri davanti al tribunale che sta processando l'ex presidente del Consiglio per concussione aggravata e prostituzione minorile. «Per quanto mi riguarda - commenta Berlusconi a distanza - ho avuto la duplice fortuna (e forse il merito) di non aver mai dovuto remunerare una signorina o una signora per avere rapporti intimi». Poi aggiunge: «Il pubblico ministero, probabilmente, non ha avuto questa fortuna e si regola come se io fossi lui. Evviva!». La parola è passata alla pubblica accusa - che venerdì presenterà le sue richieste di condanna - in anticipo sui tempi previsiti. Tutto dopo un'ultima deposizione ampiamente negativa per la difesa, per non dire devastante. In aula - prima di dichiarare chiuso il dibattimento quasi a sorpresa - i giudici hanno infatti ascoltato il pm del tribunale dei minori, Anna Maria Fiorillo, il magistrato che la notte fra il 27 e il 28 maggio del 2010 si occupò del fermo e dell'affidamento di Karima El Maruough, in arte Ruby Rubacuori. Ricostruendo senza esitazioni gli avvenimenti di quella sera e le conversazioni con la questura, il magistrato minorile ha messo in chiaro - come aveva già fatto a verbale - di non avere mai autorizzato l'affidamento della ragazza alla consigliera regionale Nicole Minetti. «Le mie disposizioni furono disattese», ha dichiarato Fiorillo ricordando l'«incredibile» atteggiamento del commissario Giorgia Iafrate, incapace di spiegare perché Karima, che era già stata identificata come marocchina, era improvvisamente diventata la «nipote di Mubarak». «Quando la commissaria mi disse che Ruby era la nipote di Mubarak le dissi che semmai, essendo marocchina, poteva essere la figlia del re del Marocco e le dissi che se le cose stavano così, di mandarmi i documenti che comprovassero questa affermazione, chiedendo magari ai consolati... . Comunque conclusi la telefonata molto infastidita, Iafrate sembrava un fiume in piena che non voleva ascoltare. Le dissi perciò: "Quello che avevo da dire gliel'ho detto, confermo le mie disposizioni e non mi disturbi più". Le dissi anche che lei aveva capito benissimo quello che intendevo dire e che se non avesse inteso se ne sarebbe assunta le responsabilità», ha detto la testimone ricordando che «Ruby in quel momento non poteva essere affidata altro che a una comunità protetta essendoci il sospetto che la ragazza si trovasse al centro di un giro di prostituzione minorile, ovvero vittima di reati sessuali». La consegna a Nicole Minetti, che la scaricò a sua volta nelle mani dell'escort brasiliana Michelle de Coinceicao, fu dunque «un reato nel reato», ha aggiunto Fiorillo. Che prima di andarsene si è tolta anche un sassolino dalla scarpa. «Ritengo che l'allora ministro Maroni quando andò in Parlamento e disse che la minore Ruby era stata affidata dalla polizia alla Minetti secondo le indicazioni del magistrato disse una cosa che attaccava la mia moralità di magistrato perché nessun magistrato degno di questo nome avrebbe potuto fare una cosa del genere», ha concluso prima di lasciare l'aula. Il Pm, ha poi inziato a descrivere quel «sistema prostitutivo» organizzato dai sodali del Cavaliere per compiacerlo: «Un apparato complesso volto a reperire, selezionare, organizzare, compattare e remunerare un numero consistente di giovani donne dedite al compimento di atti sessuali», ha detto il pubblico ministero ponendo l'accento su «l'anomalia» di questo processo: ovvero «lo stipendio - 2500 euro al mese - che l'imputato tutt'ora versa a molte ragazze chiamate a testimoniare». ©RIPRODUZIONE RISERVATA