«In piazza contro i pm» Berlusconi scatenato

di Natalia Andreani wROMA Il senatore De Gregorio? «E' stato costretto a dire il falso dai pm che gli hanno detto: dicci qualcosa su Berlusconi o ti mettiamo in galera. E siccome lui aveva paura ha parlato». Il processo Unipol? «Un'altra invenzione di quella parte della magistratura che rappresenta una patologia, il cancro del paese». «Contro queste toghe il 23 saremo in piazza». Al contrario, Romano Prodi al Tg1 parla di un «episodio tristissimo». Precisa di voler usare «il condizionale» ma si riferisce all'affaire De Gregorio sottolineando che «se le cose sono così, si tratta di un elemento gravissimo, di un vero attentato alle democrazia». «Esigo si abbia chiarezza - incalza l'ex premier il cui governo sarebbe stato rovesciato proprio grazie alla "compravendita" di parlamentari- perché non si può cambiare la storia di un Paese corrompendo dei parlamentari». E' un Silvio Berlusconi scatenato quello che ieri mattina si presenta in tribunale a Milano, scortato dai suoi legali Ghedini e Longo, per rendere dichiarazioni spontanee al processo d'appello sui diritti Mediaset. Sullo sfondo una giornata nera per il gruppo televisivo che alle sei di sera, sulla scorta dei dati elettorali, registra in Borsa un tonfo dell'8 per cento. L'affondo comincia in aula, davanti ai giudici, con Berlusconi che si dice «trasecolato» per la condanna ricevuta in primo grado. «Nel periodo contestato, fra il 2000 e il 2003 ero premier e non mi sono mai occupato di diritti», attacca. «Il mio gruppo ha versato quasi 6 miliardi di tasse, ma invece di avere avuto la medaglia d'oro dallo Stato per avere dato lavoro a 56mila persone sono stato condannato a 4 anni di carcere e all'interdizione dei pubblici uffici», dichiara il Cavaliere definendo quella sentenza «una grande cantonata». Lo sfogo dell'imputato riprende nei corridoi. «C'è una parte della magistratura che utilizza la giustizia per combattere ed eliminare gli avversari politici che non si riescono ad eliminare con il sistema democratico delle elezioni». Certe toghe «sono un cancro». Per questo «il 23 torneremo in piazza» annuncia Berlusconi riservando altre frecciate ai pm di Napoli che indagano sul passaggio dall'Idv al Pdl - secondo l'accusa per tre milioni di euro - del senatore De Gregorio (la Cassazione ha deciso proprio ieri che la competenza a indagare resta della procura partenopea la quale - trapela - avrebbe altri parlamentari da identificare). «De Gregorio ha barattato la sua libertà con le accuse. Del resto se fosse stato pericoloso lo avremmo candidato», dice il Cavaliere. E pazienza se a sera, con una nota alle agenzie, De Gregorio abbia smentito di avere parlato dietro minaccia dei pm. «Sottopormi a interrogatorio è stata una mia libera scelta. E non ho paura dell'arresto», ha scritto De Gregorio. Berlusconi ha già lasciato il tribunale quando alle sei di sera il giudice della quarta sezione penale Maria Teresa Guadagnino gli riconosce 10mila euro di risarcimento danni per gli scatti "rubati" a Villa Certosa nel 2007: foto che lo ritraevano in compagnia di alcune ragazze nel parco della sua residenza sarda. ©RIPRODUZIONE RISERVATA