M5S: «Non daremo la fiducia a nessuno»
di Paolo Carletti wROMA I risultati elettorali e la situazione di stallo che rischia di esserne la pericolosa conseguenza per il Paese, non cambiano niente nella strategia del Movimento 5 Stelle. Attacchi continui da Grillo, e altri esponenti, al Pd, a Bersani, ma ce n'è anche per Renzi e D'Alema, e il tormentone di questi giorni che prosegue: «Non appoggeremo nessun governo». Il leader di M5S ieri era in una delle sue case, sulla spiaggia di Marina di Bibbona, in Toscana, con alcuni collaboratori, da dove probabilmente lunedì partirà per Roma. Dai giornalisti si è fatto vedere solo completamente coperto e irriconoscibile per avvertire a «non rovinare la duna di sabbia». Su twitter invece i toni nei confronti del Pd sono stati ancora più duri del solito: «In questi giorni è in atto il mercato delle vacche» ha accusato il comico-blogger. «Al M5S arrivano continue offerte di presidenze della Camera, di commissioni, persino di ministri», ma aggiunge «il M5S non è in vendita». Poi entra nel dettaglio, raccontando che il Pd («meno elle» come lo definisce Grillo) «ha già identificato a tavolino le persone del M5S per le varie cariche dando loro la giusta evidenza mediatica sui suoi giornali e sulle sue televisioni. E' il solito moto puttanesco di fare politica». Poi attacca Bersani: «E' fuori della storia e non se ne rende conto. I giochini sono finiti e quando si aprirà la voragine del Monte dei Paschi di Siena forse del pdmenoelle non rimarrà neppure il ricordo». Poi gli insulti: «Questi hanno la faccia come il culo» dice di Renzi, bolla come «adescatori» Bersani e Errani «perché convinti di avere il sostegno decisivo di molti senatori 5 Stelle». Grillo parla di compravendita, e forse il pugno duro che esibisce è anche un segnale interno, ai suoi «ragazzi» che stanno per entrare in Parlamento. Timori di un cambio di casacca dopo che la base non sembra aver gradito il «vaffa» permanente del loro leader anche dopo aver incassato la fiducia di milioni di italiani. L'unica apertura di Grillo è sul programma: «I gruppi parlamentari di M5S voteranno solo su punti condivisi». Appare chiaro che la strategia è quella di costringere il Pd ad accettare un governissimo col Pdl che però lo stesso segretario, i vertici, e la base Pd soprattutto, escludono senza tentennamenti. Quindi il rischio, forse anche per lo stesso Grillo, è che la baracca salti subito e si torni alle urne. In quel caso il calcolo del leader e di Casaleggio sarebbe azzeccato? Il nobel Dario Fo, molto vicino a Grillo, ha ripetuto ieri che si sta spendendo per un accordo con il Pd sul programma. Per poi aggiungere: «Ho parlato con Casaleggio. I grillini non accetteranno mai Bersani». Mentre dalla Campania un senatore del movimento, Bartolomeo Pepe, avverte: «Andiamo in Parlamento a fare il culo ai partiti. Bersani? Io con gli assassini non faccio accordi, perché li considero gli autori del genocidio per i rifiuti tossici e le discariche in Campania». Da parte del Pd l'invito a moderare i toni, mentre vengono smentite le avance denunciate da Grillo. E l'eminenza grigia Casaleggio intervistato dal Guardian preconizza un futuro interamente a 5 Stelle: «Sicuramente cresceremo e presto saremo al governo». Per questo, aggiunge, «nessun accordo o voti ad altri». ©RIPRODUZIONE RISERVATA