Rogo Thyssen, pena ridotta ai manager

di Milena Vercellino wTORINO Non omicidio volontario, ma omicidio colposo con l'aggravante della colpa cosciente. La corte di Assise di appello di Torino ha limato nel verdetto emesso ieri la storica sentenza dell'aprile 2011 sulla tragedia ThyssenKrupp, che portò alla morte di sette operai, divorati dalle fiamme nella notte tra il 6 e il 7 dicembre 2007 nell'incendio sviluppatosi nello stabilimento torinese dell'acciaieria. La corte ha ridotto da sedici anni e mezzo del primo grado a dieci anni la condanna comminata all'amministratore delegato Harald Espenhahn, principale imputato del processo per il caso di morti bianche che ha scosso l'Italia. Ridotte anche le pene decise in primo grado per gli altri imputati: gli altri cinque dirigenti dell'acciaieria torinese hanno ricevuto condanne tra i sette e i nove anni. Otto anni e sei mesi sono stati inflitti al direttore dello stabilimento Raffaele Salerno e otto anni al responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri, che qualche settimana fa, nel corso di un'udienza, si era comosso leggendo alcune dichiarazioni spontanee; per Cafueri l'accusa aveva chiesto una riduzione di pena a dieci anni rispetto alla condanna di tredici anni e mezzo del primo grado. Ieri la corte ha respinto la tesi sostenuta dai sostituti procuratori Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso, che in primo grado era stata accolta portando alla prima, storica condanna per omicidio volontario in Italia nei confronti di un imprenditore. Secondo l'accusa, il rogo che si sviluppò sulla linea cinque la notte del sei dicembre 2007 non fu un evento imprevedibile, ma conseguenza della scarsa preoccupazione della dirigenza nei confronti della sicurezza degli operai. Espenhahn si sarebbe disinteressato delle condizioni di sicurezza nello stabilimento torinese, destinato a chiudere entro breve tempo e confidando solo nella "buona sorte". Con la sentenza di ieri, il dolo è stato cancellato. La lettura della sentenza è stata accolta con un boato dai parenti delle vittime, radunati nella maxiaula del tribunale di Torino ed accompagnati dalle fotografie dei mariti e dei figli morti nel rogo della "Fabbrica della morte": Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino e Antonio Schiavone. «Maledetti, questa è la giustizia dei padroni», «Vergognatevi!», «Assassini», «Mettete in galera noi»: in un crescendo di tensione, la contestazione è sfociata nell'occupazione temporanea dell'aula: «Mi devono portare via di peso, voglio una risposta dal Governo», ha detto Laura Rodinò, sorella di Rosario, uno dei sette operai deceduti. Dopo quattro ore, a seguito di una mediazione condotta dai pg Marcello Maddalena e Raffaele Guariniello, l'occupazione è cessata. I familiari hanno annunciato che invieranno una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «È un grandissimo risultato comunque, perché siamo riusciti ad ottenere la più grande condanna mai inflitta, cioè dieci anni, per un infortunio sul lavoro. E questo è un grande messaggio», ha commentato Guarinello. Il sostituto procuratore ha annunciato che verrà proposto il ricorso in Cassazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA