Stradella, Pd primo ma a fatica

di Donatella Zorzetto wSTRADELLA Una scoppola rispetto a cinque anni fa, ma il Pdl di Stradella esce con ferite prevedibili da questa tornata elettorale, in cui ha incassato il 22,42 al Senato e 23,01 alla Camera. Dieci punti in meno tondi tondi, giusto quelli che, sommati ai tre persi dalla Lega, sono andati, con passione, ad allargare gli argini della protesta sotto il nome di Grillo. Il Movimento 5 Stelle, come da previsioni, si è accaparrato infatti il 16,3% delle preferenze al Senato e il 18, 3 alla Camera contro i rispettivi 7,11% e 7,58% di Monti. Ma non fa i salti mortali di gioia neppure il Pd. Perchè si aspettava di più e perchè da Sel si è visto arrivare di meno.Molto meno del previsto. Resta il primo partito con il 34% al Senato, guadagnando lo 0,2% rispetto a cinque anni fa, e il 31 alla Camera, ma ha lasciato per strada 2 punti. Lo sa bene il segretario cittadino Piergiorgio Maggi, che sottolinea: «È il voto giovanile che non ci premia, specie alla Camera. Al Senato siamo andati bene, meno alla Camera e comunque siamo il primo partito a Stradella. In futuro? Occorre avere i nervi saldi. Per le regionali bisogna sperare nel boom, perchè il voto disgiunto ci sarà sicuramente». E conclude: «Sapevamo che molta gente che non avrebbe votato Pd per le politiche, avrebbe scelto invece Ambrosoli per la Regione. Quanto meno Ingroia si deve dare una regolata e Sel probabilmente deve riflettere». Per Luigi Giannini, coordinatore del Pdl a Stradella: «Poteva andare peggio». «Il risultato mi sembra buono per il Pdl – commenta –. Tenuto conto della situazione con cui eravamo partiti, tra frazionamenti e scissioni, mi sento di dire che il messaggio del Pdl è arrivato all'elettorato. Certo, va aperta una riflessione per il voto di protesta che è andato a Grillo, voto che manifesta un disagio della popolazione». E per la Lega, che tutto sommato a Stradella non ha fatto una figuraccia, restando agganciata al 10% dei consensi, il coordinatore Alessandro Torregiani rilancia: «Puntiamo molto sul risutato di domani (oggi per chi legge ndr) alle regionali. Ci basta che in Regione vinca Maroni. Il movimento di Grillo sta godendo del suo momento di gloria, ma in Parlamento non vediamo una grande maggioranza». A Broni, invece, il Carroccio la scoppola l'ha presa. Ha dimezzato i voti passando dai 1.230 delle Regionali di tre anni fa ai 600 di oggi. «Con una certa sorpresa ho constatato che la nostra coalizione in città è ancora prima – dice il segretario Vittorio Braga –. Ma il risultato della Lega Nord è sicuramente una delusione, condizione che ha diverse cause: situazioni interne nostre, ma anche un'alleanza barcollante che può essere rinvigorita se vinciamo in Regione Lombardia». Sfoggiano invece un sorriso rassicurante i fedeli di Bersani. I dati confermano un'avanzata lenta ma costante: 1.591 voti alla Camera e 1.585 al Senato, contro i rispettivi 1.246 e 1.176 collezionati dal Pdl. «Mentre prima sommando i voti, Pdl e Lega ne avevano il triplo dei nostri, ora non è più così – ironizza il segretario del Pd, Claudia Porzio –. Mi riservo di verificare, ma mi sembra che stiamo avendo una costante moderata crescita, che è quella che preferisco perchè ciò significa che è stato fatto un buon lavoro. Il voto regionale? È sempre più difficile fare previsioni, l'elettorato diventa imprevedibile. Colpa di quest'epoca e anche della cultura berlusconiana». Dall'altra parte della barricata, quella del Pdl bronese, c'è il coordinatore provinciale, Giampietro Pacinotti, che invece parla di «tenuta». «Una parte dell'elettorato di Centrodestra ci rimane fedele – assicura –. E questo avviene in un momento in cui non godiamo del traino degli anni passati. Conta sempre di più l'azione sul territorio svolta dalle persone. Vedo inoltre che la Lega è stata ridimensionata: evidentemente il suo zoccolo duro e più piccolo del nostro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA