Terzo valico, allarme amianto

TORTONA Gli ambientalisti lanciano l'allarme amianto: il progetto per il Terzo Valico è stato depositato e a quanto pare una delle più grandi cave in cui verrà portato lo smarino, e cioè il materiale di risulta estratto dai monti dell'Appennino per realizzare i trafori, sarà la cava Montemerla alla periferia di Tortona in regione Oasi-Capitania. Un'area che dovrebbe ospitare ben 2 milioni 200 mila metri cubi di materiale. L'allarme consiste nel fatto che lo smarino conterrebbe amianto, soprattutto quello proveniente dagli scavi di Fraconalto e Arquata. I carotaggi eseguiti presso il monte Porale contenevano amianto (la famosa pietra verde che caratterizza l'Appennino da Voltri al versante piemontese della Scrivia); in due dei dieci prelievi sembra addirittura che ci fossero 200 grammi di amianto ogni kg di roccia, mentre il limite massimo è di un milligrammo. Un allarme è stato lanciato il 27 gennaio scorso in una riunione a Voltaggio. L'Osservatorio Nazionale Amianto, che raggruppa persone esposte all'amianto, familiari delle vittime di mesotelioma, medici, avvocati e cittadini, ha redatto un documento contro il terzo valico. La Provincia di Alessandria nel 2005 aveva chiesto a Cociv di rifare le analisi poiché quelle effettuate fino a quel momento non stabilivano se c'era amianto. Sul vicino monte Porale ci sono 2,5 etti di amianto ogni chilo di roccia, secondo l'Arpa. Per Cociv, però, l'amianto non c'è. Il geologo Gianni Semino in quella riunione aveva ribadito che "tra Genova e Voltaggio è nota la presenza di amianto. Il problema è stabilire dove fare i campionamenti». Una tesi, quest'ultima, condivisa anche da Giancarlo Faragli, medico, direttore prevenzione oncologica dell'Asl: "Non c'è scampo al mesotelioma della pleura e per chi lavorerà nei cantieri non ci sono precauzioni sufficienti. Anche la popolazione rischia parecchio con il trasporto».(a.b.)