Conclave anticipato decisione imminente Balestrero sostituito
di Maria Rosa Tomasello wROMA Il mondo aspetta la decisione di Benedetto XVI sulla data di apertura del Conclave: «Fino all'inizio della sede vacante, il papa può modificare la data – chiarisce monsignor Juan Ignacio Arrieta, segretario del Pontificio consiglio per i Testi legislativi – Successivamente le decisioni passano nelle mani delle Congregazioni generali». Il collegio dei cardinali, tuttavia, non ha il potere di cambiare la Costituzione apostolica, può solo interpretarla. «Sappiamo che può arrivare un motu proprio di Benedetto XVI – ribadisce il portavoce vaticano padre Federico Lombardi – ma solo su punti particolari». L'attesa alimenta le voci mentre si avvicina la fine di un pontificato su cui pesano i veleni di Vatileaks e lo scandalo della pedofilia e ai piani alti della Segreteria di Stato si registra un terremoto. Con una decisione inattesa, Benedetto XVI sostituisce il sottosegretario per i rapporti con gli Stati, monsignor Ettore Balestrero, l'uomo che nei mesi scorsi era stato incaricato dei rapporti tra la Santa Sede e Moneyval per promuovere la trasparenza dello Ior e delle finanze vaticane. Considerato un astro nascente della diplomazia, 46 anni, Balestrero viene innalzato al ruolo di Nunzio apostolico in Colombia: una promozione certo, che tuttavia suscita perplessità e interrogativi, per il ruolo di primo piano che Balestrero lascia in Vaticano. Gli succede monsignor Antonio Camilleri, consigliere di nunziatura nel suo stesso ufficio. «Era una decisione presa da tempo», dichiara Lombardi. Molte ombre accompagnano l'avvicinarsi del conclave. Oggi a Los Angeles è previsto il primo interrogatorio del cardinale Roger Mahony, accusato di aver coperto 129 casi di pedofilia, ma il Vaticano chiarisce che la partecipazione all'elezione del nuovo pontefice è per ciascun cardinale «non è solo un diritto, ma un dovere», come spiega Arrieta. E che «è irrilevante, ai fini della validità degli atti elettivi, qualsiasi condotta irregolare», persino una scomunica, una rigidità «necessaria» per preservare «l'unità della Chiesa». Mahony, dunque, così come l'irlandese Brady o il belga Danneels, che le associazioni delle vittime dei preti pedofili chiedono di escludere perché accusati di aver coperto gli abusi, non possono restare fuori. «La pedofilia c'è sempre stata e ci sarà sempre, e papa Benedetto ha fatto bene a non occuparsene» commenta dalla Polonia il vescovo Tadeusz Pieronek, ex segretario della conferenza episcopale. Ma gli scandali hanno scosso nel profondo il corpo della Chiesa: «Non nascondo che un momento difficile è stato il periodo in cui la gente era allibita e scandalizzata per la famosa fuga di notizie che tanto dolore ha provocato allo stesso Santo Padre – ammette monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato parlando di Vatileaks – Si aveva l'impressione che non avessimo più gente affidabile nei nostri uffici». Lunedì, probabilmente, Benedetto XVI incontrerà i tre cardinali che hanno indagato sul caso, Julian Herranz, Josef Tomko e Salvatore De Giorgi e si rincorrono le voci sulla possibilità che il papa rimuova il segreto dal dossier che fa tremare il Vaticano. Appare più probabile, tuttavia, che Ratzinger chieda ai "saggi" di illustrare alle Congregazioni generali il lavoro svolto, senza nomi né circostanze precise. Il documento, secondo alcune interpretazioni, riguarderebbe solo la fuga di carte e le divisioni della Curia, non gli scandali sessuali. Mentre l'ipotesi della cosiddetta «lobby gay», finita al centro di inchieste giornalistiche, sarebbe stata avanzata nei mesi scorsi nei loro libri da due sacerdoti, Darius Ozko e Ariel Stefano Levi Di Gualdo, che avevano parlato di «omosessualizzazione psicologica» della Chiesa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA