Tsunami Grillo a Roma: per voi è finita

di Pietro Criscuoli wROMA Il rullo compressore Beppe Grillo termina la sua marcia trionfale nella piazza storica della politica italiana. Piazza San Giovanni a Roma è stracolma. Decine, forse centinaia di migliaia di persone, difficile calcolarlo. «Non ci credo - urla Grillo - non ci credo, non voglio dirlo! Siete ottocentomila, e 150mila collegati on line. Non ci credo, cosa abbiamo fatto?». Un evento, sicuramente un grande evento. Una folla di giovani, anziani, irregolari, cani sciolti. Un popolo ancora indecifrabile ma consistente, imponente. La vera notizia di queste elezioni. Lunedì sapremo quanto peserà. Grillo esce dal mitico camper poco prima delle 21. La piazza esplode. Non fa in tempo a salire sul palco e già scuote i riccioloni per agitare i paroloni. «No, per favore, no, è tutta la notte che mi esercito per non commuovermi». E giù con i suoi attacchi impietosi contro tutti e contro tutto. «Siamo entrati in una nuova fase, sono cambiato pure io, non so neanche in cosa siamo entrati. Io cosa ho fatto? Ho solo dato fuoco a una miccia...mi hanno detto "vai a Roma e rompeje er cu...". L'Italia è piena di macerie economiche e politiche ma anche sociali e umane. Tutti mi chiedono aiuto, hanno perso il lavoro, le città si svuotano, non c'è più niente. Ma io non riesco a tenere questo carico di dolore da solo». Ed ecco il solenne rimprovero ai politici: «Arrendetevi, siete circondati, chiedete scusa! Girano nelle loro auto blu, ma sugli sportelli che si aprono dovrebbero scrivere: benvenuti nella realtà». Tra gli altri, entra nel mirino Pier Luigi Bersani, sia per la vicenda Monte Paschi sia per aver dato la borraccia a Berlusconi («Come Coppi e Bartali»): «Ha detto che sono miliardario e lui figlio di un meccanico. Ma io li ho guadagnati lavorando, non da parassita come lui». Gli attacchi sono a tutto campo («Che ci vadano i figli della Fornero a fare un lavoro come quello dei call center») per rivendicare un sogno, come lo chiama lui, il vecchio sogno di un mondo migliore in cui brillano parole come «onestà, solidarietà», in cui si lavora tutti, si tagliano i privilegi, si vive un ambiente più pulito. «Magari più poveri, ma più felici». Basta con la disperazione, basta con la paura, basta con questa giustizia: se non hai un Ghedini (l'avvocato di Berlusconi, ndr) sei finito. «Basta! E' finita, se ne vadano per sempre. Che tristezza infinita! Sono dei falliti, sono dei cadaveri. Basta parlare di loro, è vilipendio di cadavere. Berlusconi non è andato perché aveva la congiuntivite? No, ci ha visto benissimo, ha visto che non c'era più nessuno». «Potevo starmene a casa a godermi i soldi. Ho 65 anni, potevo riposarmi. Ma no, non potevo vedere i miei figli andare all'estero a trovare lavoro». Il ciclone Grillo va avanti nella piovosa serata romana, la folla si entusiasma, applaude i passaggi infuocati, ride per le battute da avanspettacolo («Attenti ai viagra cinesi, che poi ti diventa giallo»). E fa passare in secondo piano le polemiche che precedono l'evento, quando lo staff del M5S impedisce ai giornalisti italiani di entrare nello spazio dietro il palco. I cronisti stranieri e la troupe di Sky sì, ma loro no. Insorgono sindacati e singole testate, protesta anche l'associazione stampa estera. Sky mette a disposizione delle altre tv il suo segnale. Addirittura i militanti del servizio d'ordine chiamano i carabinieri per bloccare l'accesso ai giornalisti italiani. Lì inizia una trattativa tra forze dell'ordine e staff, al termine della quale l'accesso viene concesso. Probabilmente Grillo viene a sapere ed evita ulteriori incidenti. Nel comizio, tra l'altro, respinge tutte le critiche dei media. «Mi hanno intervistato tutte le tv del mondo, facendo inchieste e approfondendo il nostro movimento. Le nostre no, mi chiedono se avevo la Ferrari». ©RIPRODUZIONE RISERVATA