La storia dell'Università
PAVIA Apre domani al pubblico il Museo per la Storia dell' Università. Si trova in corso Strada Nuova 65, nel palazzo centrale dell'ateneo, e si affaccia sul cortile dei caduti, l'antico cortile medico. Fu inaugurato nel 1936 e conserva preziosi manoscritti, testi a stampa, strumenti scientifici, preparati anatomici e naturalistici che costituiscono una testimonianza della storia dell'Ateneo a partire dalle sue origini medievali. Nella seconda metà del XVII secolo, le riforme volute dall'imperatrice Maria Tersa d'Austria fecero dell'Università di Pavia uno dei centri scientifici più prestigiosi d'Europa. A quell'epoca risalgono i nuclei originari delle collezioni principali. «Domani – fa sapere Carla Garbarino del Sistema Museale di Ateneo – verranno organizzate visite guidate nelle aule dedicate alla storia della medicina. L'apertura degli spazi museali è prevista ogni quarto sabato del mese». Nella sezione di medicina, articolata in tre sale, si conservano strumenti e preparati che rimandano all'attività della scuola anatomica di Antonio Scarpa e al museo di storia naturale di Lazzaro Spallanzani, entrambi giunti a Pavia alla fine del XVIII secolo. Si ripercorrono le fasi che hanno portato ai progressi nel campo della chirurgia e della clinica attraverso i secoli XIX e XX, grazie alle figure di Luigi Porta e Carlo Forlanini. Poi ci si avvicina alla preziosa attività svolta dalla scuola scientifica fondata da Camillo Golgi, primo italiano a vincere, nel 1906, il premio Nobel per la medicina, grazie alla messa a punto di un metodo istologico che pose le basi delle moderne neuroscienze. Si potranno osservare, nella sala Scarpa, strumenti chirurgici settecenteschi realizzati con raffinata fattura e materiali preziosi dal coltellinaio viennese Joseph Malliard (1748-1814) e donati al medico anatomista Scarpa (1752 - 1832) dall'imperatore d'Austria Giuseppe II, per interessamento del suo chirurgo personale, Giovanni Alessandro Brambilla (1728-1800), che all'artigiano fornì come modelli non solo strumenti di manifattura francese e inglese, ma anche le tavole del suo "Instrumentarium chirurgicum militare Austriacum" , pubblicato in tedesco nel 1780 e in latino nel 1782. Sono esposti strumenti per amputazioni e salassi, per l'asportazione di proiettili e per la complessa pratica della litotomia, mantici per clisteri a base di fumo di tabacco e altre storiche testimonianze che racconteranno la difficile vita dei chirurghi che, come lo stesso Brambilla, sceglievano di arruolarsi nell'esercito per seguire una vocazione. E' invece chiusa l'aula Volta a causa di interventi di manutenzione che, fa sapere Garbarino, dovrebbero concludersi in primavera. Il Museo conserva anche un archivio che copre un arco cronologico dall'inizio del XV al XX secolo e una vasta documentazione che costituisce una importante integrazione di quanto conservato all'Archivio di Stato di Pavia e all'Archivio storico dell' Università. L'ingresso al museo è gratuito, prenotazioni per le visite guidate, dalle 15,30 alle 18,30, al numero 0382.984709 o all'indirizzo museo .storico@unipv.it. Stefania Prato