«Noi edicolanti, imprenditori senza diritti»

BRONI È in programma questa sera a Pavia l'assemblea degli edicolanti della provincia per decidere sullo sciopero nazionale, sciopero che è stato proclamato per domenica 24, lunedì 25 e martedì 26. Se il sindacato Sinagi, che è affiliato a Slc Cgil, ha rinviato l'agitazione, rimane da valutare la posizione dlle altre organizzazioni a difesa dei lavoratori di categoria. La situazione dei venditori di giornali si fa pesante di giorno in giorno. Uno stato di cose che viene definito sempre più critico da Luigi Catena, gestore del chiosco di piazza Garibaldi e presidente del sindacato provinciale. Il quale descrive in questo modo il momento che la categoria di cui fa parte sta attraversando. «La crisi ha colpito anche l'editoria, di conseguenza sono crollate le vendite di quotidiani e periodici – spiega Catena –. Gli stessi editori sono in difficoltà. Sono diminuiti i distributori locali, ma siamo noi giornalai, ultimo anello della catena, a trovarci in una situazione di maggiore sofferenza». «Il nostro guadagno sulla vendita di un quotidiano è di 18 centesimi lordi, ecco perché 10 mila edicole sono state chiuse negli ultimi anni – prosegue Catena –. Non possiamo scegliere quali pubblicazioni ricevere e porre in vendita, né la quantità delle medesime. Dobbiamo pagare le pubblicazioni in anticipo e non possiamo toccare i prezzi. Si conseguenza il giornalaio è un "imprenditore" con molti obblighi e nessun diritto». Infine Catena fa una riflessione sull'orario di lavoro. «Siamo impegnati sette giorni alla settimana, dall'alba al tramonto, con pochissime festività e poche ferie. Ciò accade mentre in tutta Europa l'orario dei lavoratori è di otto ore per cinque giorni alla settimana». (f.sc.)