Stop ai tweet da "Pontifex" e dalla Sistina
Conto alla rovescia anche per il tweet del Papa: il profilo Pontifex in nove lingue sarà, infatti, fermato il 28 febbraio, dopo due mesi e mezzo di attività, in corrispondenza con la rinuncia di Benedetto XVI al soglio pontificio. Varato il 12 dicembre, oltre due milioni di followers (1,5 mln soltanto in inglese, più di 330 mila in italiano, senza contare lo spagnolo, il tedesco e le altre lingue, latino compreso), il nuovo strumento di comunicazione del Papa dovrà per forza fermarsi con la sede vacante. Non ci sono precedenti storici, non solo per la rinuncia di un pontefice in epoca moderna, ma neanche per il tweet, naturalmente. Il Papa non ha comunque rinunciato in questi giorni a twittare: l'ultimo messaggio è di ieri ed è dedicato alla quaresima («è un tempo favorevole per riscoprire la fede in Dio come base della nostra vita e della vita della Chiesa») e non è escluso che, dopo la sosta per gli esercizi spirituali, possa postare qualche altro messaggio, come ad esempio, in occasione del suo ultimo Angelus di domenica prossima o per l'ultima udienza generale del 27 febbraio. Poi il silenzio. Anche i cardinali che stanno su twitter, infatti, dovranno osservare il «silenzio» imposto dal Conclave: sono numerosi i porporati che hanno un profilo per twittare, il più famoso e seguito è il card. Gianfranco Ravasi, ma lo hanno altri, tra i quali l'arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola, da molti inserito nell'elenco dei papabili. Silenzio assoluto dopo l'extra omnes e la chiusura delle porte della Sistina. E per sentire «cinguettare» nel palazzo Apostolico bisognerà attendere l'elezione del nuovo Papa, che dovrà decidere se e come utilizzare l'eredità 2.0 di Joseph Ratzinger.