Thyssen, l'imputato si commuove

TORINO L'imputato si commuove e la pubblica accusa chiede uno sconto di pena. Succede al processo d'appello per il rogo alla Thyssenkrupp di Torino, costato la vita a sette operai. L'udienza è dedicata alle repliche della procura generale ma Cosimo Cafueri, il responsabile della sicurezza dello stabilimento, chiede la parola, legge un foglietto e la voce si spezza: «Non c'è giorno in cui non pensi a quella notte. Io li conoscevo tutti, molti di loro erano più di semplici colleghi. Rocco Marzo era un mio amico. Per Rosario Rodinò avevo preparato, soltanto pochi giorni prima, una lettera di raccomandazione per aiutarlo a trovare un impiego in una ditta di Avigliana dopo la chiusura della nostra filiale». I familiari delle vittime ascoltano impietriti. Cafueri smette di leggere ed esce dall'aula: «Mi sono emozionato», sussurra in corridoio al suo difensore, Guglielmo Giordanengo, e non sa che nel frattempo i pg Raffaele Guariniello, Francesca Traverso e Laura Longo hanno deciso di chiedere, per lui solo, le attenuanti generiche e l'abbassamento della pena da 13 anni e mezzo a 10 anni di carcere. Se Cafueri ha conquistato l'indulgenza dei pubblici ministeri è per il gesto in sè, ma anche per le cose che ha detto e dei nomi che ha fatto: ha spiegato che le sue capacità operative erano diventate assai limitate, ha messo in evidenza i ruoli e i compiti dei dirigenti parlando anche di persone che non compaiono fra gli imputati, ha precisato che non fu lui a decidere di non installare gli impianti antincendio.