I carri allegorici in carcere addobbati dai detenuti
VIGEVANO Li hanno visti con i propri occhi e hanno anche riconosciuto quei fiori, tra i 12mila, realizzati con le proprie mani. Venti detenuti, di cui 7 donne e 13 uomini, hanno sfilato ieri mattina insieme ai carri allegorici del Carnevale vigevanese. Grazie all'associazione Carnevale vigevanese, presieduta da Carmelo Tindiglia, quest'anno per la prima volta nella storia locale il Carnevale è entrato anche nella casa circondariale della frazione Piccolini. Alle 10 i tre carri – la scarpa, la torre del Bramante e l'antica Roma – hanno varcato il cancello del carcere e sfilato lungo le mura di cinta, mentre alcuni dei detenuti che hanno realizzato i fiori, li hanno seguiti gettandosi coriandoli. Gli altri detenuti hanno assistito allo spettacolo dalle proprie celle. «E' una vittoria del territorio – commenta Davide Pisapia direttore del carcere – che per un giorno ha avvicinato il carcere a sé. Per i nostri detenuti è stato sicuramente un momento di riflessione, un piccolo impegno per capire che è possibile riparare a ciò che hanno danneggiato. Ho avuto subito fiducia in questo progetto». Positivo anche il commento degli educatori. «Realizzare i fiori per i carri – ha spiegato Camilla Perrone, che ha lavorato insieme a Cira Bonocore – è stato un momento di socializzazione e di apertura. Pensare che i propri figli o i propri nipoti avrebbero potuto vedere quei carri per loro è stato importante». I detenuti hanno anche lasciato altri messaggi. Tra i costumi, infatti, c'erano anche delle "margherite": sui loro petali erano scritte alcune frasi: un saluto, un pensiero, qualcosa che da dietro le sbarre i carcerati hanno voluto far dire alla città. «E' stato un percorso lungo – ha concluso Tindiglia – con un po' di fatica e molta determinazione, però, ci siamo riusciti. Abbiamo dedicato il nostro tempo, ma non solo. Credo che usciremo tutti più arricchiti dopo questa esperienza». Selvaggia Bovani