«Banca svedese fantasma» Altri guai per il finanziere

Il maxi processo Fibronit inizierà questa mattina, alle 9.30, quando davanti al giudice compariranno Claudio Dal Pozzo e Giovanni Boccini. Entrambi 74enni ed ex consiglieri della Fibronit, i due hanno infatti scelto il rito abbreviato. Devono rispondere delle accuse di disastro doloso e omicidio colposo plurimo. Gli altri imputati, invece, hanno optato per il processo pubblico. In questo caso la prima udienza è stata fissata al 23 di maggio. di Fabrizio Merli w PAVIA Ancora guai giudiziari per Marco Lacchini, il consulente finanziario residente a Rivanazzano ma domiciliato in Svizzera già condannato a sette anni e quattro mesi nella vicenda legata al crack di una società piemontese. Questa volta, secondo il pubblico ministero Fabrizio Argentieri della Procura di Verbania, Lacchini avrebbe proposto la vendita di quote di una banca online di diritto svedese, con sede a Ginevra, ma il denaro versato, secondo la ricostruzione dell'accusa, sarebbe rimasto al consulente finanziario. Una truffa, insomma, per la quale si ipotizza un guadagno di circa 500mila euro. A Verbania, Lacchini è già stato giudicato, ma questa volta i fascicoli relativi al nuovo filone d'indagine dovrebbero essere trasmessi alla Procura di Voghera. I presunti illeciti, infatti, sarebbero stati commessi all'estero. I bonifici sarebbero stati effettuati su conto corrente della Banca cantonale di Ginevra. Per questo, la competenza dovrebbe passare alla magistratura del luogo in cui l'indagato ha la sua residenza. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011. Lacchini avrebbe incontrato alcune persone convinte di acquistare da lui quote di un istituto di credito svedese. Incontri che si sarebbero verificati sia ad Oleggio che nella villa di Lacchini, sulle colline di Rivanazzano Terme. Le persone coinvolte avrebbero versato cifre comprese tra i 15mila e i 200mila euro, ed avrebbero ottenuto in cambio dei documenti che attestavano la loro titolarità della quota nella banca. Ma la banca, secondo la Procura di Verbania, non sarebbe esistita, e i soldi sarebbero finiti nella disponibilità del consulente finanziario. Tra le presunte vittime della truffa, figurano anche Carlo e Patrick Vergani, imprenditori insieme ai quali Lacchini era stato condannato in riferimento al crac della società "Nuova Cusiana costruzioni". In quel caso, il ruolo dell'olltrepadano era stato differente. Secondo i pubblici ministeri, infatti, aveva suggerito modalità illecite per intestare a società straniere beni immobili che erano di proprietà dell'impresa di costruzioni. Per quei fatti, Lacchini era stato anche arrestato e, successivamente, gli erano stati concessi i domiciliari. Al termine dell'istruttoria dibattimentale, l'operatore finanziario era stato condannato a sette anni e quattro mesi di reclusione e a pagare, in solido con un altro imputato, la cifra di 8 milioni e 335mila euro, oltre a quella di 515 mila euro che sarebbero stati sottratti dalle casse della società piemontese. La sentenza aveva provocato commenti critici da parte dei suoi difensori, sia per la severità, sia per le modalità con la quale era stata adottata. Gli avvocati contestavano il fatto che le motivazioni fossero state depositate contestualmente al dispositivo e il fatto di non avere potuto sentire 70 testimoni.