Ratzinger: «Starò nascosto al mondo»
di Maria Berlinguer wROMA «Sono grato della vostra preghiera anche se mi ritiro continuerò a esservi vicino e sono sicuro che voi lo sarete anche se per il mondo rimango nascosto». Così Benedetto XVI si è rivolto ai parroci romani arrivati prima a San Pietro, poi nell'aula Paolo VI per il suo ultimo saluto da Papa. L'incontro, programmato ogni anno per il primo giovedì di Quaresima, ha assunto un rilievo straordinario dopo l'annuncio delle dimissioni del Papa. E anche ieri, dopo il bagno di folla dell'Angelus di mercoledì, la commozione ha preso il sopravvento. Benedetto XVI ha fatto il suo ingresso appoggiato a un bastone, accompagnato dal segretario prefetto della casa Pontificia, Georg Gaenswein che lo seguirà il 28 febbraio, l'ultimo giorno del suo pontificio, prima a Castel Gandolfo poi nell'ex monastero di clausura dentro le mura leonine. Ha parlato a braccio per oltre un'ora e venti, per una lezione sul Concilio Vaticano II, con la quale ha scosso la platea che lo ha seguito, spesso in lacrime, sciogliendosi in una standing ovation finale e liberatoria, quando ha pronunciato l'ultima frase. «Speriamo che Dio ci aiuti, io ritirato con la mia preghiera sarò sempre con voi. E andiamo avanti con il Signore nella certezza che vince il Signore», ha detto Ratzinger. «Viva il Papa», hanno gridato coralmente i parroci romani mentre nella sala risuonava un canto liturgico. Ai sarcedoti della sua diocesi, ancora turbati per l'annuncio delle dimissioni del loro vescovo e per la denuncia delle divisioni interne e delle rivalità che «deturpano la Chiesa», Benedetto XVI confessa il suo rammarico per non aver riformato la Curia romana sulla scia di quanto fatto da Paolo VI. E impartisce una vera e propria lezione sul Concilio Vaticano II, un concilio rivoluzionario evocato in questi giorni proprio come l'unico evento paragonabile per la portata rivoluzionaria alle dimissioni del Papa. Benedetto XVI ha invitato a «lavorare perché il vero Concilio, con la forza dello Spirito Santo, agisca a e sia rinnovata la Chiesa, Speriamo che questo Concilio vinca», è l'auspicio che il Papa lascia ai suoi parroci. Ma, come mercoledì davanti ai fedeli, anche questa volta il Papa è stato esplicito nelle parole. Per il Papa, che partecipò ai lavori da perito del cardinale di Colonia, Josef Frings, c'è un Concilio «reale» e uno «virtuale», quello raccontato dai media. «Il Concilio dei media, accessibile a tutti, ha creato tante calamità e miserie, il Concilio virtuale è stato più forte di quello reale» che al contrario, «era il vero rinnovamento della fede». «Tutti credevamo che si doveva procedere nel rinnovamento, c'era una speranza incredibile, una nuova Pentecoste », ricorda. «Il rapporto della Chiesa con la modernità era cominciato in modo sbagliato con il caso Galilei, speravamo di correggere questo inizio», spiega. AIl'epoca «si sentiva piuttosto che la Chiesa era una realtà del passato e non una realtà portatrice del futuro, noi speravamo che la Chiesa avesse più forza per il domani». Il Concilio invece portò ad affermare che «noi siamo la Chiesa, tutti insieme, non una struttura ma tutti noi cristiani siamo il corpo della Chiesa, ha aggiunto Ratzinger insistendo sulla «collegialità». Sul tema allora ci fu «un discussione esagerata, forse accanita, ma, avverte, «non si è trattato di una lotta di potere ma di ricerca di completezza del corpo della Chiesa». Per questo, dopo 50 anni, il Concilio appare con «tutta la sua forza spirituale, lavoriamo perché si realizzi e si rinnovi la Chiesa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA