L'offerta di immobili e beni per trovare l'accordo con i pm

PAVIA Chiudere la propria posizione mettendo sul piatto immobili, sparsi in tutta Italia, per milioni di euro. L'offerta della Fondazione Maugeri, a cui la procura contesta la legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, è stata avanzata qualche settimana fa. Ma, a quanto pare, un accordo con la procura milanese non è stato ancora trovato. Perché il nodo, come è facile immaginare, è legato proprio ai soldi. Secondo i magistrati milanesi la Maugeri avrebbe percepito in 14 anni, dal 1997 al 2011, oltre 200 milioni di euro: finanziamenti che, però, sarebbero arrivati attraverso «un sistema corruttivo» tenuto in piedi grazie all'intermediazione dell'uomo d'affari Pierangelo Daccò, indagato per associazione a delinquere insieme ad altre 16 persone. La Maugeri, che pure potrebbe costituirsi parte civile nell'eventuale processo a carico degli ex vertici della Fondazione, viene tirata in ballo proprio per questo: pur non avendo avuto un ruolo attivo nella presunta distrazione dei 73 milioni che viene contestata dai magistrati milanesi ai manager, avrebbe comunque usufruito dei benefici e dei favori di politici e uomini d'affari. L'ipotesi su cui si muove la procura è che il colosso della sanità pavese sarebbe stato favorito nell'erogazione dei fondi pubblici da 15 delibere "pilotate" da politici attraverso l'intermediazione di Daccò. E quindi i soldi percepiti devono essere restituiti. Ma basta l'offerta fatta dagli avvocati della Maugeri per chiudere la vicenda con un patteggiamento? Attorno a questo interrogativo si gioca l'eventuale accordo. Gli immobili che la Maugeri ha messo a disposizione riguardano i beni non più attivi e di cui si prevede la dismissione. Beni, in altre parole, che se confiscati, non andrebbero comunque a intaccare l'attività principale dell'ente. L'elenco comprende proprietà dislocate sia a Pavia che in altre Regioni. A Pavia, in via Ambrogio da Fossano, ci sono due appartamenti vuoti mentre risulta essere in uso l'edificio in via Palestro, accanto all'Inps, pure di proprietà dell'ente. Ma la Fondazione ha beni confiscabili anche a Genova, in via Val Cismon, dove c'è una casa di cura non attiva, e in pieno centro a Cremona, in vicolo Stella, dove la Fondazione ha un edificio a uso commerciale. Infine, in Puglia, e precisamente a Cassano delle Murge, è di proprietà della Fondazione il "Villaggio del fanciullo", una struttura attualmente adibita ad asilo. In base a una prima stima il valore degli immobili ammonterebbe a circa 30 milioni di euro. (m. fio.)