«Io, insegnante e amico del re che balbettava»

PAVIA Luca Barbareschi arriva al Teatro Fraschini come regista e interprete dell'acclamato spettacolo "Il discorso del re", versione teatrale tratta dalla sceneggiatura di David Seidler dall'omonimo film diretto da Tom Hooper e plurupremiato agli Oscar 201. Lo spettacolo andrà in scena domani e sabato alle 21 e domenica alle 16 (info biglietti, da 30 a 7 euro, al numero 0382.371214, dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 19). La vicenda si svolge in Inghilterra nei primi del '900 quando Albert Windsor duca di York (l'attore Filippo Dini), secondogenito balbuziente del Re Giorgio V, si trova a dover reggere, suo malgrado, il peso della corona, dopo l'abdicazione del fratello Edoardo. Costretto a tener testa al regno in un momento storico complicato, allo scoppio della seconda guerra mondiale, è un uomo dal carattere insicuro e timido e per il suo difetto di pronuncia che potrebbe compromettere il compito di oratore pubblico, viene destinato al logopedista Lionel Logue (Luca Barbareschi), terapeuta dai metodi anticonformisti che ha già applicato ai reduci della Grande Guerra le sue tecniche che uniscono elementi di comprensione, perseveranza e umorismo. Barbareschi, il logoterapista che lei interpreta è deus ex machina o protagonista della vicenda? « Deus ex machina lo è senz'altro, visto che, senza averlo programmato, cambia il corso della storia, e protagonista lo è quanto il re balbuziente. Poi, nella versione teatrale il punto di vista più importante è quello del logopedista, perché a David Seidler, lo sceneggiatore, interessava raccontare questa figura, avendo lui stesso sofferto di balbuzie». Perché tanta attenzione per questo "discorso del re"? « Fu il discorso che cambiò il corso della storia europea. Edoardo, il fratello di Albert che aveva abdicato, era un filonazista e Albert, una volta diventato Giorgio VI scelse la sua posizione: con quel discorso dichiarò guerra a Hitler. Tutti ascoltarono il "discorso del re": Hitler, Mussolini, Stalin, Roosvelt. Giorgio VI è passato alla storia come il migliore re della Corona Britannica e l'accoppiata Churchill-Giorgio VI fu una delle più invidiate di tutti i tempi». Quali sono i meriti di Lionel Logue? «Sono diversi. Il primo è quello di essere un "curatore" della balbuzie ma al contempo è un uomo di cuore. Grazie alla tecnica ma anche ad una straordinaria umanità riesce a fare in modo che Albert faccia quel grande "discorso del re". E gli altri? «E' stato l'uomo giusto nel momento e nel posto giusto. Chissà quanti logopedisti hanno risolto la balbuzie dei loro pazienti ma nessun altro è passato alla storia al pari di Logue. E poi capisce l'importanza della parola. Dovremmo recuperare anche oggi quell'attenzione: la comunicazione di massa è dominata dall'immagine e noi l'abbiamo persa di vista». Lei cosa farà una volta finita la tournée? «Finirò di montare un film girato in Cina, "Qualcosa di buono", e un altro film che ho prodotto sulla vita di Adriano Olivetti, con Luca Zingaretti, "La forza di un sogno"". Per il teatro sto mettendo a punto "La tigre del Bengala nello zoo di Bagdad", una storia molto bella, tragica e divertente, per cui ho già individuato degli attori iraniani». (m.pizz.)