«Non possono accusarci, non hanno prove»

ROMA E' il marzo del 2012 e Orsi e Spagnolini, si legge nelle certe, guardano con «preoccupazione alle richieste provenienti dalla società di revisione Price Waterhouse e dalla stessa Consob che vogliono contezza dei "30 inglesi", ovvero i milioni di euro finiti nelle tasche dell'avvocato Cristian Mitchel, messo in campo da Orsi. Il presidente e il direttore generale decidono così di spedire a Dubai, dove opera il consulente inglese, Giorgio Casana, vicepresidente Internal Audit di Agusta Westland spa, «che nutre l'ambizione - annota il gip - di ricoprire incarichi di maggior prestigio in Finmeccanica». Quello che trova a Dubai, Casana lo confida alla moglie Paola in una telefonata dagli Emirati intercettata il 25 settembre del 2012. L'ispettore descrive Mitchel come «un tipo troppo figo». «Ma guarda - dice ridendo alla moglie - oggi le comiche. Poi non parliamo del modo in cui sono tenuti i conti in Dubai...è proprio che non c'è un requirement ( resoconto, ndr)». Casana racconta che Mitchel «ha donne in tutto il mondo». «Lui è ... "eh ma questa è la mia fidanzata romena, centomila euro, questa è la mia fidanzata brasiliana e stiamo comprando casa"», dice alla consorte. «Ma dove li trovano tutti questi soldi?», chiede la moglie. «Eh questo qua negli ultimi tre anni ha fatturato 35 milioni di euro». In tre anni» risponde Casana aggiungendo che Mitchel ha contatti in alto: tanto da avere ricevuto, nel corso di una riunione, la telefonata di un imprecisato «ministro indiano». Ma di mazzette intascate discutono, in un'intercettazione ambientale del 19 novembre 2012 , anche gli altri due mediatori dell'affare, Guido Haschke e il suo socio Carlo Gerosa. I due temono gli sviluppi investigativi. «L'importante è che non venga fuori io», dice Hascke. «Tu sei il primo anello. Se salti tu ci vado di mezzo io», replica l'altro. Haschke tenta poi di rassicurare l'amico spiegando che le somme sono state versate «in contanti». «La corruzione non potrà mai essere provata. Potranno dire che hanno pagato molto cara l'ingegneria, ma non potranno mai dire che c'è stata corruzione», dice Hascke. «Per i giudici deve esserci il ragionevole convincimento. Dopodichè non vedendo la prova fisica di quello che è stato dato...» replica Gerosa. «Io non sono un avvocato ma se uno deve dimostrare che hai ammazzato qualcuno serve il cadavere. E se non c'è il morto...», incalza ancora Haschke. La conversazione continua sull'assenza del corpo del reato e con Gerosa che simula le domande che un eventuale giudice porrebbe al socio: «E allora ci dica. Li ha intascati lei i soldi? Dove li ha messi?». «Eh, son cazzi miei dove li ho messi. Me li sono sparati in champagne e ballerine. Li ho sperperati. Non ho pagato nessuno. Al massimo siamo fiscalmente colpevoli, ok? Non abbiamo pagato delle tasse». (n.a) ©RIPRODUZIONE RISERVATA