«Ma la Chiesa è deturpata dalle divisioni»
di Maria Rosa Tomasello wROMA Il papa che ha deciso di non morire papa usa i suoi ultimi giorni sul trono di Pietro, quelli che neppure avrebbe voluto, tentato com'era da dimissioni immediate, per sferzare la Chiesa attraversata da rivalità e guerre di Curia. La resistenza al cambiamento, gli ostacoli alla trasparenza, i mali mai sanati che potrebbero averlo convinto a fare la grande rinuncia. Nel giorno in cui presiede a San Pietro la celebrazione del mercoledì delle Ceneri, la sua ultima messa pubblica, Benedetto XVI invita a considerare la quaresima come il tempo in cui riflettere su come «il volto della Chiesa venga a volte deturpato da colpe contro l'unità della Chiesa e divisioni del corpo ecclesiale». Superare «individualismi e rivalità», dice, può essere «un segno umile e prezioso per coloro che sono lontani dalla fede». È il giorno del grande abbraccio con i fedeli per Joseph Ratzinger, protagonista di un pontificato difficile che nei sui ultimi gesti dirompenti trova nuova sostanza. «Molti sono pronti a stracciarsi le vesti di fronte a scandali e ingiustizie, naturalmente commessi da altri, ma pochi sembrano disponibili ad agire sul proprio cuore, sulla propria coscienza, e sulle proprie intenzioni, lasciando che il Signore, rinnovi e converta» dice davanti agli ottomila accorsi nella Basilica. «Il vero discepolo non serve se stesso, o il "pubblico", ma il suo Signore» sottolinea Benedetto XVI in un monito che suona come il suo primo discorso da uomo libero, ormai sollevato da un peso troppo gravoso. Alle 17 del 28 febbraio, ha rivelato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, un elicottero lo trasporterà a Castel Gandolfo. «La rinuncia è fatta, non ci sono altri adempimenti. Non c'è un precetto – ha detto – per il quale chi è papa debba morire papa». A quel punto la sua missione sarà finita, l'«infallibilità» cesserà. Verranno i tempi del conclave. È «plausibile», tuttavia, che nei prossimi giorni sia nominato il presidente dello Ior: «Era un processo già avviato». Ma nella prima occasione pubblica dopo l'annuncio che ha stupito il mondo, Ratzinger può finalmente sentire, toccare, l'affetto dei fedeli. Un lungo abbraccio che inizia al mattino, con l'udienza generale del mercoledì nell'aula Paolo VI, gremita all'inverosimile, dove viene accolto da un grande, commosso applauso. Ratzinger saluta e sorride alla platea che lo acclama: «Ho sentito quasi fisicamente in questi giorni per me non facili l'amore» che mi portate, dice, «continuate a pregare per me, per la Chiesa, per il futuro papa. Il Signore ci guiderà». È qui che, finalmente, ripete alle migliaia di persone presenti e al mondo le ragioni della decisione finora annunciata solo in latino ai cardinali, un discorso subito interrotto da uno scrosciante applauso: «Grazie per la vostra simpatia» sorride. «Ho fatto questa scelta in piena libertà, per il bene della Chiesa, dopo aver pregato a lungo e avere esaminato davanti a Dio la mia coscienza, ben consapevole della gravità di tale atto, ma altrettanto consapevole di non essere più in grado di svolgere il ministero petrino con quella forza che esso richiede». Nel tempo che prepara la Pasqua, Ratzinger indica la strada, ma ancora una volta le sue parole sembrano parlare non solo ai fedeli, ma anche alla Curia, alla politica: «Convertirsi significa non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del prestigio, della propria posizione». Riflettere sulle tentazioni di Gesù nel deserto, dice «è un invito a rispondere a una domanda fondamentale: che cosa conta davvero nella nostra vita?». Un invito a non essere «cristiani per tradizione», a considerare l'alternativa tra il potere umano e l'amore della croce. L'ovazione accoglie la conclusione delal catechesi è quasi una sorpresa per il papa dimissionario: «Grazie Santità» si legge sugli striscioni. Manifestazioni d'affetto che si ripetono nel pomeriggio, durante la celebrazione delle Ceneri, al termine della quale è il segretario di Stato Tarcisio Bertone a rivolgergli il suo saluto: «Grazie – dice – con commozione e ammirazione, per averci dato il luminoso esempio di semplice e umile lavotore nella vigna del Signore. Abbiamo compreso che è proprio l'amore profondo per Dio e per la Chiesa che l'ha spinta». ©RIPRODUZIONE RISERVATA