Il dossier che ha sconvolto Ratzinger

di Fiammetta Cupellaro wROMA Il dossier top secret che ha spinto il Papa alle dimissioni è firmato da tre cardinali che conoscono i segreti della Curia vaticana. Hanno tra gli 80 e i 90 anni. Sono lo spagnolo Julian Herranz, uomo dell'Opus Dei, a capo del Pontificio concilio per i testi legislativi, Jozef Tomko, slovacco, ex presidente di Propaganda Fide e Salvatore De Giorgi, ex vescovo di Palermo. Nel giugno scorso erano stati incaricati di scoprire i mai svelati mandanti di Vatileaks (i documenti riservati fatti uscire dal Corvo, cioè Paolo Gabriele, maggiordomo del Pontefice). Un missione con ampia libertà di oltrepassare limiti e vincoli di procedura canonica e con un solo referente, il Santo Padre. «Quando il loro dossier, a gennaio, è arrivato sul tavolo di Benedetto XVI, lo stesso tavolo da cui il Corvo sottraeva le carte papali, è stato chiaro al Pontefice che ogni azione di riforma interna del potere curiale sarebbe stata ardua, se non impossibile». A riferirlo è una fonte interna al Vaticano che ha seguito da vicino ogni sviluppo di Vatileaks. Quel dossier viene definito «spietato» dalla fonte. «I tre porporati hanno indagato a 360 gradi per far luce sull'intera vicenda, su tutti gli organismi della Santa Sede». Sono stati interrogati religiosi (anche di pari grado) e laici a ogni livello, con libertà d'azione maggiore rispetto a quella della magistratura vaticana. «Il quadro che ne è uscito - racconta la fonte – potrebbe aver fatto capire al Papa che non si trattava di dare qualche nuovo incarico, di rimuovere i prelati ritenuti non più fedeli. Ma che l'intero apparato di potere andava radicalmente cambiato con una forza che non si sentiva di avere. Di fronte a questo dossier ha visto tutta la sua fragilità». Pochi credono che siano state le condizioni di salute a far scendere il Papa dalla Cattedra di Pietro. Ha pesato invece, a parere dell'uomo ben informato sugli intrighi vaticani, «l'impossibilità di riformare l'istituzione Curia che nell'ultimo anno è stata agitata da intrighi e tradimenti, di cui l'arresto e il processo al Corvo sono stati solo gli eventi pubblici». Che Benedetto XVI avesse creato attorno a sé un cerchio sempre più stretto dopo il caso del Corvo, è la dimostrazione della «solitudine che avvertiva e della convinzione che in Vaticano ogni segreto è violabile». Al punto di aver deciso di compiere il passo clamoroso dell'altro ieri senza parlarne con la gerarchia e confidandosi probabilmente solo con padre Georg Ganswein, suo assistente e prefetto della Casa Pontificia, e con il cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio. Dopo l'annuncio infatti il segretario di Stato Tarcisio Bertone ha parlato di «fulmine a ciel sereno». Quello del silenzio, dopo le fughe di notizie e il timore di essere stato e di poter essere ancora spiato, era diventato un punto fermo nell'azione di governo papale degli ultimi mesi. «E proprio per questo aveva scelto i tre cardinali Herranz, Tomko e De Giorgi, noti per la loro proverbiale riservatezza». Nulla del loro dossier è trapelato. Il contenuto è apparso al Papa, secondo la fonte, così forte «da affidare al successore il compito di fare pulizia». Cosa accadrà fino al 28 febbraio? «Fino a quella data nessuno oserà turbare ancora di più questo momento difficile ed eccezionale. Ma nelle riunioni in preparazione del Conclave si capirà se il sacrificio di Benedetto XVI non sia stato invano e se si possa davvero iniziare a far pulizia all'interno della Curia». ©RIPRODUZIONE RISERVATA