Senza Titolo

di Natalia Andreani wROMA E' una mazzetta da 42 milioni di dollari quella che all'alba di ieri ha travolto i vertici di Finmeccanica. In manette, su disposizione del tribunale di Busto Arsizio, è finito il presidente del gruppo industriale, Giuseppe Orsi. L'accusa è di corruzione internazionale, peculato e concussione - fino al dicembre 2012 - in relazione alla vendita al governo indiano di 12 elicotteri Agusta Westland: un appalto chiuso nel 2010, anno in cui Orsi era amministratore delegato di Agusta Westland Holdings. Le altre ordinanze di custodia cautelare riguardano Bruno Spagnolini, ad di Agusta, e i due intermediari che curarono l'affare da 500 milioni di euro: l'italo americano Guido Ralph Haschk, già consulente Finmeccanica, e il suo socio italo svizzero Carlo Gerosa. Entrambi residenti nella Confederazione elvetica, per loro sono state avviate le procedure di estradizione. Ai loro nomi, per la ricostruzione dei fatti, va però aggiunto quello di Cristian Mitchell, consulente inglese affincato a Gerosa e Haschk per diretta volontà di Orsi. Il terremoto giudiziario che ha portato in carcere Orsi era atteso da mesi. L'inchiesta era stata avviata dai pm della procura di Napoli e poi era stata trasferita a Busto Arsizio dalla Cassazione, proprio dietro istanza della difesa di Orsi. Il procedimento era così passato nelle mani del pm Eugenio Fusco che, completato il quadro investigativo, ha chiesto gli arresti di parte degli indagati contestando il rischio di inquinamento probatorio. Si tratta dello stesso magistrato, rivelano ora gli atti, che Orsi voleva far trasferire «perché troppo zelante nell'esercizio della professione».Gli arresti di ieri mattina sono stati accompagnati da numerose perquisizioni in azienda - sia nella sede di Varese che in quelle di Milano e Roma - e nelle abitazioni. A cominciare dalla villa di Orsi a Sesto Calende dove si sono presentati i carabinieri del Noe. Orsi, che ha trascorso tre decenni in Agusta ed è alla guida di Finmeccanica da un anno, è considerato un manager in quota Lega e uomo di Maroni (che ieri ha smentito ogni rapporto annunciando querele). Nell'ordinanza il gip Luca Labianca, sottolinea però come Hashcke parlando con Luciano Zampini (ad di Ansaldo Energia) «in merito all'avvenuta riduzione dei compensi, ipotizzò che ciò fosse necessario ad Orsi per disobbligarsi con alcuni esponenti politici che avevano appoggiato la sua candidatura a presidente e ad di Finmeccanica, politici appartenenti al partito Lega Nord a cui egli faceva riferimento». A «spingere» per Orsi presidente, ha detto Zampini interrogato dal pm nel novembre scorso, «era solo la Lega». Agli atti c'è poi un verbale di Lorenzo Borgogni, ex potente capo delle relazioni esterne Finmeccanica e gola profonda dell'inchiesta. Che il 15 novembre del 2011 riferisce al pm la stessa confidenza definendola «la voce che gira in azienda». Confermando che i soldi servivano al presidente Borgogni riferisce anche di alcune assunzioni fatte o promesse al Carroccio tra cui «l'assunzione del figlio di Giorgetti e della figlia di Ponzellini». Agli atti sono del resto allegate «diverse intercettazioni telefoniche» tra Orsi ed esponenti leghisti, scrive il gip a riprova dei collegamenti tra il manager e il partito. Per ora il gip ha disposto il carcere per Orsi scrivendo che la detenzione è «proporzionata alla gravità del fatto» e «sicuramente neutralizza il compimento di ulteriori condotte corruttive» ponendo «un limite all'impegno con cui egli, in prima persona, si è attivato per impedire, ostacolare e svilire l'indagine». Intercettato, prosegue il gip, Orsi «rivela il suo disincanto per la pratica tangentizia e il suo convincimento che la stessa sia un fattore naturale della pratica aziendale». Di fatto quasi «una filosofia». Certo è che le indagini su Orsi sembrano aver creato un certo disagio anche nell'attuale esecutivo se, in un'intercettazione, un manager, annota il gip, «sembra riporti le parole di Monti che direbbe a Orsi "non gli stringo la mano, capirà che si deve dimettere". Parole che secondo il giudice evidenzierebbero «un palese e conosciuto imbarazzo da parte dei più importanti esponenti governativi per la condotta osservata da Orsi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA