Italcementi, cassa e dubbi Torna l'ipotesi chiusura

di Gabriele Conta wBRONI «Ogni ipotesi è prematura, almeno al momento». Dall'Italcementi commentano così il futuro dello stabilimento di Broni. Dopo l'accordo dello scorso dicembre che ha portato alla cassa integrazione straordinaria fino al 2015 per 665 dipendenti del colosso dell'edilizia, infatti, all'interno dell'impianto erano circolate alcune voci. Nei giorni scorsi qualcuno aveva sostenuto che lo stabilimento dove lavorano una settantina di operai venisse chiuso allo scadere degli ammortizzatori sociali. Ipotesi negata dall'azienda. «Il futuro dell'impianto di Broni – spiega una nota di Italcementi – è legato all'andamento del mercato nei prossimi anni». La cassa integrazione partita qualche giorno fa. E intanto, secondo quanto deciso dall'azienda alla fine di dicembre, nell'impianto bronese la produzione di clinker (il componente base per la produzione del cemento, Ndr) è stata fermata. Ora lo stabililmento funziona soltanto come magazzino e centro di macinazione. «La decisione è stata assunta coerentemente con il piano di ristrutturazione elaborato a livello nazionale – spiega l'azienda – con il quale Italcementi sta affrontando l'attuale congiuntura di mercato, che vede una forte crisi del settore delle costruzioni e un conseguente calo della domanda di cemento». Ma da qui al 2015 le cose potrebbero cambiare. Sia in meglio che in peggio. «Al termine del periodo di cassa integrazione straordinaria – si legge nell'accordo firmato a dicembre – in mancanza di segnali concreti di miglioramento del quadro congiunturale circa la metà delle sospensioni temporanee saranno trasformate in strutturali, anche con il ricorso alla mobilità». In Italia infatti il consumo di cemento è sceso ai livelli che non si registravano dalla fine degli anni Sessanta. E la provincia di Pavia non fa di certo eccezione, anzi. Tanto che nemmeno i sindacati sanno cosa potrebbe succedere da qui a qualche anno. «Per ora stiamo all'accordo che abbiamo sottoscritto, che sindacalmente è un buon accordo – dice Roberto Rocchi, della Fillea Cgil – però il futuro è incerto, non solo per questa azienda». A breve potrebbe anche essere aperto un tavolo tecnico con le istituzioni locali, a partire dal Comune di Broni, anche per fare il punto sulle eventuali applicazioni delle misure di sostegno integrative messe in campo dall'azienda, come il bonus di 550 euro per i dipendenti che supereranno i tre mesi di "cassa" e le spese sanitarie e scolastiche sostenute dai figli dei lavoratori sospesi dal lavoro per più di sei mesi, che saranno sostenute dalla ditta. @GabrieleConta ©RIPRODUZIONE RISERVATA