Berlusconi: spread? Che ce ne importa...
di Gabriele Rizzardi wROMA «Gli italiani non devono preoccuparsi dello spread perché è la differenza tra quello che deve pagare la Banca d'Italia sui Titoli di prima emissione e quello che paga la banca tedesca, e non ce ne può importare di meno». Nel giorno in cui anche il mondo politico è scosso dalle dimissioni annunciate da Papa Benedetto XVI, Silvio Berlusconi snobba l'indicatore economico che fa tremare i governi di tutta Europa e non rinuncia ad incrociare le spade con i suoi avversari politici. Lo fa con grandi promesse di riduzione delle tasse e smontando la politica del rigore seguita fino ad oggi da Monti. «Il governo ha usato metodi violenti contro cittadini e imprenditori e ha fatto meno bene di noi» dice il Cavaliere, che non risparmia bordate contro il Professore («Una delle mie più grandi cazzate è stato controfirmare la nomina di Monti a senatore a vita») e Bersani: «Noi siamo in corsia di sorpasso mentre il Pd è in corsia d'emergenza». Parole che danno il via ad un duro botta e risposta che va avanti per tutto il giorno. Bersani ricorda al Cavaliere che il Pdl vuole sorpassare ma «viaggia in contromano» e poi torna sulle polemiche seguite alla gag tra il Cavaliere e un'impiegata della Green Power. E va giù duro: «Berlusconi parla di donne più o meno come se fossero bambole gonfiabili...». Monti, invece, non prende sul serio la dichiarazione sulla "marginalità" dello spread («Finalmente una buona notizia...») e definisce «sprezzante» e «superficiale» la critica mossa da Berlusconi sulla trattiva sul bilancio Ue. E si arriva alle proposte di Scelta Civica per una graduale riduzione delle tasse: l' Imu sarà ridotta a partire dal 2013 e sarà «eliminata per metà delle prime case» mentre il peso dell'Irap verrà «dimezzato» per il settore privato entro il 2017. E questo perché abbassare gradualmente le tasse tenendo sotto controllo i conti pubblici, per Monti, è una «necessità». Ma ieri le polemiche hanno riguardato anche Monti e Bersani. Il centrosinistra è una formazione «da vecchia politica» e «piena di contraddizioni»? La definizione usata dal Professore due giorni fa non è affatto piaciuta al segretario del Pd. E ieri è arrivata la «tranciante» replica. «Le nostre sono critiche adulte e io lezioni non ne prendo da nessuno. Abbiamo fatto le primarie e deciso chi dirige il traffico. Noi abbiamo molta più solidità di tutte le altre coalizioni, che sono mimetiche e non ci hanno mai fatto vedere una foto di gruppo. Monti lo stimo ma lui» affonda Bersani «guarda sempre dall'alto ed è un po' permaloso...». Ma il Professore prova a gettare acqua sul fuoco: «Non vedo litigi...». Pd e Scelta Civica cercheranno un'intesa? «Ora non c'è assolutamente alcun accordo, quello che si vede è, ma il giorno dopo le elezioni ci rivolgeremo in modo non settario a forze di centro e moderate» precisa Bersani, che rivendica al Pd il merito di essere stato l'«unico» partito ad aver fatto «un pezzo di rivoluzione liberale», conferma il secco no al condono ed esclude uno scambio tra Pd e Monti. Ci sarà il sostegno a Scelta Civica al Senato in cambio del voto dei montiani al candidato del centrosinistra al Pirellone, Ambrosoli? «Non ho intenzione di fare tavoli o tavolini. La gente è matura e può valutare da sé» taglia corto Bersani. ©RIPRODUZIONE RISERVATA