«In San Pietro in Ciel d'oro con la sua devozione»
di Linda Lucini wPAVIA «Pavia, dove è Sant'Agostino». Così disse Joseph Ratzinger quando, appena eletto Papa, gli presentarono il vescovo Giovanni Giudici: «A quel punto, mi è parso naturale rispondere: "Venga Santità". Poi seguirono lettere e lettere. Siamo stati un po' come la vedova insistente del Vangelo e alla fine il Pontefice accettò il nostro invito». Fu la sua prima visita pastorale. monsignor Giudici che immagini le sono rimaste nel cuore di quei due giorni pavesi? «Innanzitutto la commozione della gente di vedere il papa così vicino. Poi la devozione del Papa davanti alle spoglie di Sant'Agostino, il suo discorso sulle tre conversioni, la sorpresa nel ritrovare a Pavia la memoria di Severino Boezio. E infine la festa dei bambini delle scuole: facevano un tale caos che ero spaventato, invece quell'allegria lo fece sorridere». E l'immagine del Papa a Pavia che più l'ha fatta sorridere? «Dopo il pranzo con i vescovi lombardi, Benedetto XVI chiese di poter fare quattro passi. Attraversò via Menocchio e andò dalle suore per poter camminare nel chiostro. Al suo arrivo tutte le stanze furono chiuse per non disturbare il passeggio in silenzio del pontefice». L'abdicazione del Papa l'ha sorpresa? «Direi proprio di sì. Anche se oggi si può dire che chi fosse stato particolarmente attento avrebbe letto la decisione di ordinare arcivescovo il suo segretario come un inizio di addio». Come giudica questa scelta inusuale? «La trovo di grande coraggio umano. Qualcuno cita Celestino V e il gran rifiuto, qualcun altro Gregorio del 1400, ma sta di fatto che è una decisione storica che esprime un grande senso di fede nella responsabilità che ha ricevuto da Dio. E' un messaggio bello per la Chiesa perché mostra una capacità ecclesiale nel superare le crisi indotte dalla modernità. Una scelta legata all'allungamento della vita dei tempi moderni». Quindi una scelta ben diversa da un Papa che mostra la sua sofferenza durante la Via Crucis come è accaduto con Wojtyla... «Quella di Papa Giovanni Paolo II era una testimonianza che metteva in evidenza la responsabilità cristiana. Quella di Ratzinger invece ragiona sul fatto che, proprio perché si trova sono in queste condizioni, confida nell'organismo della Chiesa. Mi sembra che siano due aspetti entrambi rispettabili. Da un lato l'offerta della propria vita per il ministero, dall'altra l'analisi della piena facoltà per vivere bene il proprio incarico. Due aspetti che sono inscindibili e che funzionano insieme ma, se viene meno la salute o si prospettano altre circostanze dolorose, aprono una serie di contraddizioni». Per Benedetto XVI Sant'Agostino è sempre stato un faro di fede, ma a quali aspetti teneva di più? «La sua tesi di laurea era dedicata proprio ad Agostino e alla nozione di popolo di Dio. Ma il punto centrale al quale il Papa ha sempre guardato è stato il dialogo tra fede e ragione, quel "credo per capire e capisco per credere" per citare le parole del santo». Nel conclave che eleggerà il nuovo pontefice, dopo la scomparsa del cardinal Virgilio Noè, mancheranno i pavesi. «Ci sono cardinali di diocesi vicine, ma non più di origini pavesi».