Scola, il vescovo che dialoga con la politica
di Alberto Vitucci wVENEZIA Un vescovo "laico". Nei quasi otto anni come patriarca di Venezia, Angelo Scola, ora arcivescovo di Milano, ha lasciato un segno profondo. Non soltanto le sue creature, l'Università del Marcianum alla Salute, la rivista Oasis, la scuola Giovanni Paolo I. Ma rapporti con le parrocchie, le istituzioni e la politica, una capacità a volte vista con poco entusiasmo da qualche settore del clero di dialogare con tutti. Il giorno del suo ingresso in Basilica, il 3 marzo del 2002, Angelo Scola non era ancora cardinale. Il suo primo gesto, molto apprezzato, fu quello di nominare Marco Cè, padre spirituale della chiesa veneziana, "patriarca emerito". Il rettore della Pontificia Università, uomo che a Roma aveva intessuto contatti con la politica e le cancellerie europee, era stato nominato da Wojtila successore di Cè, che aveva lasciato dopo aver compiuto 75 anni. Grande cerimonia in San Marco, concelebrata dai due vescovi, alla presenza di tutti i preti della Diocesi e di migliaia di fedeli assiepati nella Basilica splendente di ori e di mosaici. In prima fila i parenti di Scola venuti da Malgrate, suo paese natale in provincia di Lecco e i suoi vecchi amici, il filosofo dell'Udc Rocco Buttiglione, Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia e suo ex compagno di classe. Non è un mistero che Scola sia uno degli esponenti di punta di Comunione e Liberazione. Ma alla fine il nuovo patriarca stupirà anche i suoi critici. Introducendo concetti di apertura e dialogo forse inaspettati. Ecco allora il "meticciato di civiltà", espressione coniata proprio da Scola a significare la necessità del dialogo tra diverse etnie e religioni. Un chiaro messaggio ripetuto anche quando a trovarlo, alla vigilia delle eleizioni del 2010, arrivano a Venezia Umberto Bossi e lo stato maggiore della Lega. Scola a Venezia frequenta i palazzi della politica. Arriverà, prima volta per un patriarca, a tenere un discorso in Consiglio comunale, poi in Provincia e Regione. Dialoga, soprattutto di filosofia, con Massimo Cacciari, ha buoni rapporti con il governatore del Pdl Giancarlo Galan, che nei primi anni Duemila dirotta alla Curia veneziana 50 milioni di euro della Legge Speciale per i restauri del palazzo patriarcale e del Seminario della Salute. Visita in otto anni tutte le parrocchie della Diocesi, in una pastorale chiusa con l'arrivo di papa Benedetto XVI nel maggio 2011, alla vigilia della nomina di Scola ad arcivescovo di Milano. Uomo di grande cultura e spessore intellettuale, Scola si è trovato spesso nella sua permanenza veneziana a contatto con la grande politica, la finanza e la cultura. Amico personale di Bernheim, per molti anni presidente delle Assicurazioni generali, era riuscito anche a far entrare nella sua Fondazione Marcianum sponsor e aziende della città ad alto livello. e in buona parte veneziano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA